Mentre a Turi fervono i preparativi per la Sagra della Ciliegia (5-6 giungo), i 'rivali' di Conversano eleggono la loro città "terra dell'oro rosso". La città dei Conti deterrebbe così il primato, con un volume d'affari pari a 30 milioni di euro all'anno. Di più, la storia della cittadina di Conversano vanterebbe anche il primo riferimento documentario relativo alla coltura del ciliegio in provincia di Bari.
Ora, storie e campanili a parte, c'è un dato positivo che accomuna i principali centri del Sud Est Barese e della nostra economia, forse negli ultimi anni tenuta a freno dagli interessi particolari e dagli egoismi tesi più che altro alla cura del proprio orticello: è qui infatti, in questo angolo del barese (Turi, Conversano, Sammichele, Castellana, Putignano, Noci e altri) che si produce l'80% sul totale di ciliegie nella provincia di Bari che, da sola, concorre per il 96% della produzione totale regionale.
Riportiamo un comunicato con storie e curiosità pubblicato sul nostro sito Conversanoweb.com
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Nel corso degli ultimi anni la cerasicoltura italiana si è stabilizzata su valori dell’ordine di 130 mila tonnellate medie per anno.
E’
La produzione regionale pugliese risulta concentrata nella provincia di Bari che da sola concorre per il 96% circa alla produzione totale regionale. Con le sue 47 mila tonnellate la provincia di Bari è la prima provincia italiana per produzione di ciliegie raccogliendo il 34% della produzione nazionale (Veneto e Campania 22%, Emilia Romagna 14%, Altre 8%).
In particolare l’80% della produzione provinciale di ciliegie si realizza nella zona del sud-est barese che interessa principalmente i comuni di Conversano, Turi, Sammichele, Castellana, Putignano, Noci, Alberobello, Casamassima, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle.
E nella terra dell’oro rosso, Conversano è da sempre uno dei comuni dove l’economia agricola si basa proprio sulla coltura del ciliegio: basti pensare che ben il 40% del territorio agricolo conversanese – oltre 3 mila ettari su 12.750 complessivi – è rappresentato da ciliegieti, diffusi anche con impianti specializzati. Concentrata in un mese, la migliore stagione cerasicola può sviluppare solo a Conversano un volume d’affari superiore ai 30 milioni di euro: sono ancora oggi centinaia i nuclei familiari che traggono la fonte primaria del loro reddito dalla vendita delle ciliegie.
E non a caso riguarda proprio la storia di Conversano il primo riferimento documentario relativo alla coltura del ciliegio in provincia di Bari: risale al 1648 il Libro del Procuratore Generale del Capitolo di San Leone in Castellana nel quale sono riportati i primi acquisti di ciliegie effettuati per fare omaggio alla Signora Badessa del monastero di San Benedetto di Conversano.
Sempre a Conversano è stata realizzata la più vasta e completa collezione varietale di ciliegio dell’Italia meridionale: un campo collezione di 100 “cultivar” di ciliegio dolce di provenienza nazionale ed estera esteso su una superficie di 4,5 ettari. Con i suoi studi sperimentali su 15 nuove varietà di ciliegie, il Centro contribuisce a dare concreti indirizzi operativi agli agricoltori per elevare produttività e competitività.
RICERCA E INNOVAZIONE - Per lo sviluppo della cerasicoltura occorre puntare su ricerca, innovazione, tutela e valorizzazione della produzione di qualità. Nuove cultivar a maturazione
precoce, più resistenti e quindi più facilmente raccoglibili e commerciabili, e la frigo conservazione post produzione: il tutto per diversificare le fasi della raccolta in modo da allungare il periodo d’offerta del prodotto e favorire il trasporto sui mercati esteri controllandone i prezzi. Si deve poter disporre di un centro raccolta e breve stoccaggio per far fronte ai periodi critici e potersi rapportare con la grande distribuzione. Di qui la necessità di interventi di sostegno per creare consorzi di produttori.
CILIEGIA: STORIA E CURIOSITA' - Plinio narra che le ciliegie furono portate in Italia da Lucullo, dalla regione del Ponto, quando tornò a Roma dopo la vittoriosa campagna contro Mitridate (74-
Fu grazie ai Romani se la coltivazione del ciliegio si diffuse in tutto l’impero, fino alla Gran Bretagna.
Il primo riferimento storico certo sulla coltivazione del ciliegio nel nostro territorio si ha il 6 giugno 1553 quando Donno Francesco Longho, procuratore del Capitolo di San Leone Magno di Castellana Grotte, nell’aggiornare i registri contabili, riporta la spesa occorrente per mandare alla “Signora Abbadessa” del Monastero di San Benedetto a Conversano un carico di ciliegie: “pese tre di cerase ed rotola dudeci”.
Molte sono le varietà di questo frutto meraviglioso che ha sempre ispirato poeti e innamorati.
La ciliegia ha proprietà depurative, energetiche, lassative, disintossicanti. Indicata soprattutto ai diabetici e agli artritici. Povera di principi nutritivi, la ciliegia può essere adatta a tutti i regimi diuretici.
E’ utilissima per ingannare la fame di forti mangiatori. Le ciliegie, infatti, praticamente prive di grassi e scarse di sostanze proteiche, possono essere mangiate in quantità notevoli, purché a digiuno.
Per il loro corredo di vitamina A, che favorisce la crescita, sono consigliabili anche ai bambini. Un testo medioevale raccomanda, per evitare un’indigestione, oltre che di mangiarle a digiuno, di annaffiarle con un buon vino rosso.
Quanto alle amarene è antica consuetudine accompagnarle con mandorle e uva passa.
Con le ciliegie si preparano famosi liquori: il cherry Brandy, il Kirsch, il Maraschino di Zara e squisiti vini liquorosi come il Kische-wein danese.
Per gli antichi Sassoni i vecchi alberi di ciliegio ospitavano divinità campestri capaci di proteggere i campi. Per i finalndesi il rosso delle ciliegie è il simbolo del peccato.
Per i giapponesi il ciliegio rappresenta l’educazione, l’amabilità, le buone maniere.
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Commenti
*** per legge prima si fa il prezzo, epoi si svuota e controlla la merce. Nei consorzi si conferisce senza prezzo.
Il discorso di Produttore e' avvincente e allora voglio condividere con lui una notizia. I mediatori che non studiano all'universita' ma sui banchi della vita commerciale, hanno diverso comportamento a seconda del loro interlocutore. Quando vanno in Turchia a comprare le ciliege, le pagano in anticipo, sull'unghia come si dice. A Turi il prezzo viene fissato(quando viene fissato!) solo dopo aver scaricato il prodotto in magazzino, quando cioe' e' troppo tardi per contrattare ed il pagamento avviene mesi dopo (sottraendo interessi sul denaro che spettano di diritto al produttore). Sulla base di questo aspetto marginale del piu' complesso sistema della distribuzione della ciliegia, il produttore pugliese faccia una riflessione: forse il suo comportamento commerciale potrebbe essere diverso, meno passivo, meno debole (ed i consorzi servono per aumentare, con l'unione, la forza).
Quanto alle "favole", di anziana memeoria, echeggiano le fantasie e i sogni spezzati di un certo consigliere male informato.
Nulla più sà della DOP come pure nulla sà di delocalizzazione, di marchi, di globalizzazione e di fini speculativi e parassitari.
"Scarpe grosse e cervello fino": si diceva dei contadini, oggi aggiungo che "non c'è più trippa per gatti (o volpacchiotti)".
Saluti.
E poi....confondi la tutela del nome(DOP) con il commercio. La DOP serve per evitare falsificazioni e far crescere la richiesta di nostra ciliegia di turi, che sia veramente nostra. I consorzi di denominazioni annullano la qualità fanno ingrassare i burocrati e la grande distribuzione, e affamano i produttori, a cui(dove ci sono) pagano le ciliegie meno che a noi qui. Informati.
Le cose che propugni si possono pensare, e chi è contadino può pensarne tante altre ancora, ma guarda cosa succede alla cooperativa, che anzichè superare i mediatori(solo questo dovrebbe fare), e presentare l'offerta di ciliegie unitariamente ai commercianti,viceversa funge da mediatore , e per giunta di un unico commerciante, sotto le cui gringie ogni produttore deve singolarmente passare ad ogni vendita(altro che conferimento alla cooperativa!!)
E' anche vero che nessuno si aspetta che un Grigori Perelman nasca dalle nostre parti. Per la ciliegia si puo' fare molto invece, come bene descrive Rispetto, ma conoscendo gli anziani produttori (alla cui obsoleta visione di agricoltura aderiscono aime' fedelmente anche i giovani) dubito che nell'immediato futuro si possano realizzare le condizioni da lui auspicate.
Monta la guerra di campanile che i produttori di ciliege non hanno mai dichiarato, parlo dei veri contadini.
Quanto alle ciliege della Signora Badessa si conosce, percaso, la cultivar e da dove furono comprate?
Grazie.
E che abbiano mai dato un solo consiglio su malattie,insetti, fitofarmaci...Chi li conosce? Che fanno? Chi li ha mai visti nelle nostre campagne o in mezzo a noi?
Prof.universitari e politicanti che compaiono solo ad ogni nuova occasione di GAL,Distretti rurali,Consorzi,IGP e altre invenzioni per arraffare soldi.
E che sono contrari alle ciliegie vere di turi, o di Conversano:loro sono per le cose allargate, lontane dai produttori, ben salde nelle loro manine.