Un intervento del vice presidente della commissione salute e sevizi sociali, Maurizio Friolo.
Propongo che sia il presidente della Conferenza Episcopale Pugliese ad essere nominato Garante regionale dei Diritti delle persone private della libertà. Ho più volte affermato che il problema della nomina deve essere affrontato con sollecitudine e scegliendo una candidatura forte al di fuori dai legami con la politica. Avverto, invece, il rischio di ulteriori perdite di tempo e il tentativo di lottizzare anche questo incarico.
La manifestazione dei radicali a Brindisi il mese scorso e il sostegno ricevuto dal sindaco Domenico Mennitti hanno costretto il presidente della Regione Nichi Vendola a promettere che nella prima riunione utile di settembre la Giunta proporrà una terna di candidati alla carica di Garante. La mia preoccupazione è che Vendola, che ormai non fa più mistero di dedicare attenzione e impegno alle vicende di politica nazionale per tentare di guadagnarsi una candidatura da leader del centrosinistra alle elezioni politiche, faccia trascorrere invano molto altro tempo; esattamente come ha fatto sino ad oggi per questo e per tanti altri problemi. D'altronde nessuno può negare che Vendola non ha rispettato neppure la legge regionale che imponeva, addirittura già da quattro anni addietro, di procedere proprio con la nomina del Garante dei detenuti.
Considerando l’importanza del problema invito Vendola a non venire in Consiglio con scelte già fatte o, nel migliore dei casi, con una terna di persone a lui gradite ma si lasci guidare da consigli e proposte della società civile espressi da ciascun consigliere. Il metodo migliore sarebbe quello di offrire la possibilità a tutte le associazioni di impegno civile e sociale di esprimere candidature entro fine settembre per fare in modo che la scelta del Garante sia espressione di una volontà largamente condivisa e veramente ampiamente rappresentativa.
Per quanto mi riguarda propongo Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, il quale potrebbe a sua volta delegare agli altri Vescovi della Puglia i compiti del Garante per le carceri ubicate nei territori delle altre Diocesi. In questo modo, con la nomina del Garante regionale, di fatto, si attiverebbero anche i cosiddetti Garanti provinciali.
La vicinanza della Chiesa al problema delle carceri è provato, da sempre, da atti concreti di fattiva collaborazione e conforto. Il Sommo Pontefice Benedetto XVI nell’esortazione “Sacramentum caritatis”, sottolinea l’attenzione per i carcerati evidenziando che “la tradizione spirituale della Chiesa, sulla scorta di una precisa parola di Cristo (cfr. Mt 25,36), ha individuato nella visita ai carcerati una delle opere di misericordia corporale”.
“La Regione Puglia già quattro anni fa ha istituito il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà e, come annunciato dal presidente in occasione della visita in Puglia di Marco Pannella e dei responsabili dell’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’, ora è tempo che a tale legge faccia seguito il decreto attuativo con la conseguente nomina del garante.
Personalmente, a Ferragosto, sono stato in visita al carcere di Trani ed ho trovato una situazione caratterizzata da sovraffollamento, emergenze sanitarie, strutturali, oltre a condizioni che rasentano la violazione dei diritti fondamentali delle persone, come quello del rispetto della dignità di ciascuno, che non è certo mutata.
L’impatto emotivo di quella visita è stato forte. Non posso dimenticare quello che ho visto, fatta salva la necessità della certezza della pena per chi sbaglia. Per questo anche quella mia visita non sarà estemporanea. Monitorerò la situazione come una sentinella e tornerò in quel luogo. Solleciterò l’Istituzione che pure rappresento, la Regione Puglia, ad accelerare i tempi per la nomina del garante e, dal canto mio, tornerò a Trani e visiterò altri istituti penitenziari per verificare lo stato delle cose. Sarebbe anche opportuno promuovere un evento culturale per la popolazione carceraria tranese, vista anche la disponibilità e l’impegno della direzione a lavorare per migliorare le condizioni di vivibilità di quel luogo”.
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