Siamo in pieno autunno. Fermiamoci un attimo. Tentiamo di fare un check-up all’agricoltura turese. Avremmo voluto cominciare con le mandorle ma in questi ultimi anni sono stati estirpati (quasi) tutti gli alberi di mandorlo. Per dovere di cronaca diciamo che il prezzo è intorno ai 110 euro il quintale, un prezzo poco superiore a quello dello scorso anno, che giustifica la sparizione dei mandorleti.
Uva da vino: Già l’anno scorso si ebbe una diminuzione del quantitativo dovuto all’estirpazione delle viti. Questo 2010 si presenta con meno produzione e con un prezzo di qualche euro in più rispetto al 2009.
Uva da tavola: Notiamo un lieve incremento di prezzo dell’uva Italia. Grazie al tempo bello, anche la qualità sta reggendo. Ad occhio sembra che ci sia sovrapproduzione ma non è così. L’uva si vende ma il prezzo al produttore non è granché. In questo periodo si sta vendemmiando l’uva da tavola non coperta, in seguito toccherà a quella coperta che si ipotizza sarà tagliata nei mesi di novembre/dicembre.
Olive: L’olio è molto giù come prezzo ma c’è più di una speranza in un aumento dovuto alla scarsità della produzione di olive. L’anno scorso il prezzo era intorno ai 35/40 euro il quintale; quest’anno salirà ma comunque sarà sempre irrisorio.
Percoche: Frutto venduto direttamente dal produttore al consumatore in quella che chiamiamo ‘filiera corta’. Questo tipo di vendita porta a fare buoni prezzi, mentre se questi frutti vengono portati presso i magazzini, non è più remunerativo. La filiera corta porta vantaggi ai prezzi di tutta la frutta, le percoche soprattutto.
Abbiamo chiesto ad un addetto ai lavori esperto come Vincenzo Petruzzi della Coldiretti come se la passa l’agricoltura in questo periodo di fine 2010.
“L’agricoltura così come è strutturata – afferma Petruzzi - non ha futuro se non diventa competitiva. Le aziende agricole devono poter essere al passo con la tecnologia, ridurre i prezzi di produzione e tentare di arrivare direttamente sui mercati. Prendiamo ad esempio l’uva da tavola: se si produce l’uva apirene che è senza tanti costi perché, tra l’altro, senza ‘acinino’, si diventa competitivi. Se continuiamo invece con la produzione di uva Italia, a causa degli alti costi per produrla (leggi acinino), non saremo competitivi.”
Non possiamo, per concludere, non chiedere a Petruzzi cosa ne pensa del ritorno nella nuova Giunta dell'assessorato all’agricoltura.
“L’assessorato all’agricoltura lo abbiamo sempre auspicato. L’importante è che adesso l’assessore al ramo si metta a lavorare e decida di interessarsi ai tanti problemi della nostra agricoltura.”
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Commenti
Ma turi non e'pilotata verso la ciliegia e percoche?
Non sono forse questi i suoi fiori all'occhiello su cui investire
Spremetevi le meningi e cominciate a scoprire il mondo pubblicitario per far conoscere i nostri prodotti:o:o
Altro che andare a regalare ciliege al parlamento......siete o no in europa e nel mercato globalizzato?
sick