DIVIETO DI AFFISSIONE PER BIAGIO ELEFANTE

 

 

 

Elefante torna a parlare di se’…e male degli altri

 “Divieto di affissione per Biagio Elefante” e lui risponde con un manifesto

Questa volta il titolo del suo scritto è “colpo di stato in un comune solo?”

 

Nessuno lo tiene a bada. Biagio Elefante, non c’è nulla da fare, vuole esprimersi, scrivere, appendere, esternare i propri pensieri. Rivendica il proprio diritto in base all’articolo 21 della costituzione. Vuole che la cittadinanza sappia quello che lui vuole dirle. Ma la cittadinanza è interessata? Difficile non notare tutta la gente che si ferma a leggere i manifesti che egli stesso affigge sul portone di casa, proprio di fronte al Palazzo Comunale. Prima la questione Prontofatto, poi quella dei pulmini, ora tocca alle affissioni e di striscio, i suoi manifesti. Insomma, non gli va bene niente. Dovrebbe governare lui, o quantomeno, dovrebbero lasciargli affiggere qualsiasi cosa. Perché lui è quello che “racconta sempre la verità senza pensare alla pagnotta”. E chi dice che non abbia mai pensato a candidarsi sbaglia di grosso. Alle ultime amministrative ha tentato di fare una lista personale, ma non è riuscito a ultimare gli ultimi “impicci” altrimenti l’avremmo visto sui palchi. Tanto lui, sui palchi, ci sale comunque. E se non lo fanno salire? Può benissimo affacciarsi dal balcone della propria abitazione e parlare alla cittadinanza come fece qualche anno riguardo la questione dei furti delle ciliegie. Indomabile.

Da qualche giorno ha affisso un elenco di 4 punti che vogliono andare a far notare gli errori del Comandante Michele Cassano, suo acerrimo “nemico”, per alcune decisioni prese negli ultimi tempi. Dal secondo punto in poi egli cita testuali parole.

“Secondo il Comandante il diritto di manifestazione e divulgazione del pensiero garantiti dalla costituzione non esclude che possano essere disciplinate dal legislatore le sue modalità di esercizio e legittimerebbero il suo operato di regolamentazione in materia. Ma al comandante sfugge che né lui né i consiglieri comunali sono legislatori!!”.

“Il Comandante ha spezzato a metà la sentenza della corte che, dopo aver menzionato come possibile una disciplina delle modalità di esercizio del diritto in questione, immediatamente dopo aggiunge che detta disciplina non può essere mai tale da rendere più difficile e, per taluni casi limite impossibile, anche impossibile l’espressione di pensiero”.

“Il creativo comandante non ha spiegato che la norma abrogata dalla corte era quella che assoggettava a imposta anche quelle forme di propaganda meramente ideologica (delle le quali, immaginiamo, Biagio si senta legittimato all’affissione) effettuata senza fini di lucro a cura diretta dell’interessato, come l’esporre un cartello o il distribuire personalmente manifestini ecc…”. Tutto questo per richiamare alcune multe che pare gli siano state inferte dai Vigili Urbani per affissioni abusive? Chissà.

E ancora, “secondo il comandante anche la non illegittimità della legge 212/1956 prevedente l’obbligo di affiggere manifesti soltanto negli spazi a ciò destinati dal comune, legittimerebbero il suo operato in tal senso. Anche in questo caso l’intraprendente (secondo aggettivo ironicamente utilizzato) non si è reso conto che la stessa legge è quella che prevede il divieto dell’utilizzo degli stessi spazi nel periodo delle campagne elettorali, unicamente per i manifesti di propaganda, e non le affissioni ideologiche”.

Dulcis in fundo, egli rivendica il diritto alla libera espressione appellandosi all’abrogazione di tutte le norme dell’articolo 113 del T.U. di pubblica sicurezza che vietavano, fino al 1956, di distribuire e affiggere scritti senza preventiva licenza dell’autorità di pubblica sicurezza e le cui violazioni erano punite dal codice penale, […] e che con l’aggiunta dell’articolo 663 comma, ha eliminato ogni sanzione di ordine generale per le affissioni che avvengano fuori dei luoghi predisposti dall’autorità”. Tra questi, ad esempio, il portone della propria dimora. Ma è giusto esprimere le proprie “ideologie”? e se le stesse si trasformano in diffamazioni o “semplici” maldicenze il diritto di affissione vigerebbe ancora? Dalla sua Biagio ha una lunga conoscenza di leggi, commi, codici e quant’altro. Difficile smontarlo. Ancora più difficile farsi convincere del contrario di quello che scrive. Diplomatico fin troppo, irriverente e saccente, ha sempre ragione. Forse. Nessuno lo ferma, e sono anni che continua imperterrito la sua battaglia contro i governatori locali”. In fondo al suo esposto, egli cita ancora che “nessuna legge prescrive più autorizzazioni o prescrizioni di sorta, riferendosi alle solite affissioni ideologiche.  Le stesse, pertanto, possono farsi ovunque salvo che sui tabelloni comunali, fermo restando il diritto, privatistico ed estraneo alle competenze del comune, del proprietario dell’immobile legittimato ad impedirne l’affissione. Cita a tal proposito le targhette del divieto di affissione che da tempo “non si vedono più”.

Insomma, Elefante ce l’ha col Comandante, con l’amministrazione, perché stavolta vogliono mettergli definitivamente il bastone tra le ruote. Ma non molla. Anzi, incalza. Staremo a vedere come si evolverà la vicenda, sicuri di un imminente aggiornamento sulla questione (pubblicato come al solito da lui stesso nel medesimo luogo nelle medesime condizioni).