Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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INTERVISTA A VITO TOTIRE, PRESIDENTE DELL"ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO

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Turi – Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di discariche abusive, del tema riciclaggio e dei rifiuti più in generale. Nel numero di ieri de “Il Levante” abbiamo pubblicato una lettera del segretario del Partito Democratico locale, in cui veniva lamentata la presenza di discariche abusive nei pressi di cigli stradali nelle periferie del paese. Abbiamo approfittato della presenza a Turi di Vito Totire, Presidente dell’”Associazione esposti amianto e rischi per la salute” per porgli qualche domanda. Và detto che suddetta Associazione nasceva nell’89, quando l’amianto in Italia era ancora legale.

Da quando si è capito che l’amianto è nocivo?

Dal 1945 si sa che fosse cancerogeno. Che fosse nocivo, invece, già dagli ultimi anni dell’ottocento.

Turi come si presenta sotto questo aspetto?

Sono stato qui per pochi giorni. Ho fatto qualche perlustrazione nelle periferie della zona. Un occhio esperto come il mio ci ha messo poco a notare tantissime discariche, più o meno grandi, abusive di cemento-amianto e amianto.

Il problema delle discariche abusive d’amianto ed eternit è uguale che nel resto d’Italia?

Turi sotto questo punto di vista non si differenzia molto dai paesi del circondario, dove ho notato altrettanti casi di smaltimento non a norma. Ad esempio nei comuni di Sammichele, Acquaviva, Mola ecc… ho potuto raccogliere tantissimo materiale fotografico.

Ci può indicare con precisione quali sono le discariche che ha individuato nel territorio turese?

Nelle campagne tra Gioia del Colle, Putignano e Castellana, ma anche vicino via Rutigliano (presso l’ipermercato Lidl), Via Monopoli (contrada Serrone), Via Indro Montanelli. Anche dietro la centralina Enel Presso i pozzi di Don Ciccio, nel casello ferroviario in via Putignano della FSE, presso il “cimitero del colera” (via Castellana). Insomma, c’è di tutto. Grondaie, canne fumarie, eternit, tubazioni ecc. In alcuni siti la quantità è tale da pensare ad una discarica industriale, ed è impensabile che tali quantità provengano da normali abitazioni.

Non vorrei creare allarmismi dicendo questo. Se una persona passa a piedi o in macchina non succede pressoché nulla. Ma se qualcuno manipola questi materiali rischia di inalare fibre di amianto.

Altro materiale è sparito presso il campo sportivo. A Pasqua era lì. Mi piacerebbe sapere se l’Asl  abbia ricevuto un piano di lavoro per questa rimozione che ho notato.

Come bisogna intervenire sul territorio per cercare di arginare il fenomeno?

Avvertire le istituzioni quando notiamo delle zone da bonificare e smaltire il materiale.

Ma bisogna fare una politica di prevenzione. O con un censimento a tappeto, con l’auto notifica è preferibile, con il quale entro una certa data amministratori di condominio, privati o semplici cittadini devono notificare all’ufficio tecnico comunale la presenza di materiali tossici presso la propria abitazione. O con il censimento commissionato a lavoratori socialmente utili, come è avvenuto a Cesena dove hanno trovato 5000 siti (esclusi quelli davvero piccoli).

È opportuno che chi procede adeguatamente ad auto notificare il proprio sito, abbia diritto a delle agevolazioni sullo smaltimento. Già nel ’99, durante la prima Conferenza Nazionale si chiedeva che i Comuni agevolassero questi smaltimenti.

È possibile che qualcuno non sappia riconoscere il materiale dannoso?

È opportuno che prima del censimento venga distribuita una scheda informativa da distribuire porta a porta o attraverso manifesti che “sensibilizzi” la popolazione insegnandole a riconoscere determinati materiali dannosi.

Quanto costa bonificare?

Chi ha comprato 30 anni fa il cemento-amianto l’ha pagato molto meno di quanto gli costa bonificarlo oggi. È come se la macchina da rottamare costi più di una nuova dello stesso modello. È assurdo. Con ciò non si può giustificare chi fa gli smaltimenti abusivi.

Come avviene l’iter per un corretto smaltimento?

Bisogna spargere del collante tramite pompa sul materiale. Manipolarlo senza usare degli strumenti ad alta velocità (sono preferibili quelli a mano). Imballare il tutto in cellofan, apporre una apposita targhetta che ne identifichi il contenuto e presentare un piano di lavoro al’Asl. In esso, bisogna spiegare come si ha intenzione di svolgere questo lavoro e dove verrà portato il materiale, specificando il giorno in cui si effettua lo smaltimento così da permettere all’ASL di procedere con delle ispezioni controllando se il lavoro viene svolto correttamente.

Associazione e istituzioni. Com’è il vostro rapporto?

Noi come Associazione siamo stanchi. Non chiediamo finanziamenti pubblici, ma ci muoviamo a nostre spese. Pertanto, non è bello che le nostre segnalazioni risultino un buco nell’acqua.

Cosa si prospetta per il futuro?

Nel 2020 forse ci sarà un aumento del problema perché non è stato fatto quello che andava fatto nel momento opportuno. Eppure le leggi sono state fatte. Patologie tumorali, non necessariamente a carico dei polmoni, potrebbero presentarsi dopo anni, quando sarà difficile poter far riferimento a casi di inalazione e dimostrare un particolare momento in cui l’esposizione è avvenuta.

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