Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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LORENZO GASSI ESPONE A PALAZZO ANTONELLI

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Lorenzo Gassi, pittore che espone in questi giorni presso la casa Antonelli, in pieno centro storico. Una rassegna d’arte contemporanea, tenuta in alcuni locali adibiti presumibilmente a cisterne. Un artista, un pittore. Ma anche un uomo. Vediamo cosa ci racconta della sua arte.

 

D. Cosa è un pittore?

R. “Diciamo anzitutto ciò che non è. Un vero pittore non è colui il quale fa dell’arte un mercato, un prodotto d’arredo, un uso esteriore. Alcuni miei dipinti, come i cavalli, che sono i miei spiriti liberi, sono stati esposti nei musei e nelle gallerie di Barcellona, Ginevra. L’importante non è questo. E’ importante il contenuto di un’opera. Oggi, si fa un uso spudorato del termine artista. Non ci si improvvisa artisti. Magari si nasce artisti. Poi, si deve avere l’aiuto necessario ad esprimersi. L’artista non è omologato. L’artista è colui il quale dipinge per problemi al limite della psicanalisi.”

D. E’ libero, anarchico.

R. “Non esattamente. A noi piace molto la vita bella. La vita lussuosa. Ci piacciono le belle donne, i bei monumenti, le belle città. Le belle civiltà. Noi siamo quelli che piangono per chi muore di fame. Siamo quelli che dilapidano le proprie risorse. Se lei mi chiede quale sia l’artista al quale faccio riferimento, potrei citarne molti. Ma non oserei dire che si tratta del migliore. Nel mondo dell’arte, non esiste il migliore. Allora, posso dire che, in questo secolo, Picasso è l’artista che ha saputo offrire il massimo nella pittura e nella espressione visiva”.

D. Cosa sente di esprimere nei suoi dipinti?

R. “C’è un lavoro che parte dal 2001. Ho abbattuto i canoni dell’impressionismo, dell’espressionismo, di forme pittoriche acquisite. Ho creato uno stile tutto personale. Mi sono reso conto che bisogna entrare all’interno delle case, con un messaggio di speranza. Il colore deve comunque rappresentare una cromo-terapia. Il messaggio è di speranza perché si realizza su un discorso naif di tipo surrealista. Ossia, i mondi raffigurati sono lì. Sembra che esistano. Eppure appartengono al mio inconscio. L’idea nasce da un lavoro che, in primis, viene rispolverato dentro di me. Senza abbandonare mai, ovviamente, la ricerca e la sperimentazione che è alla base. Inoltre, c’è la ricerca del sole. Voglio entrare con un flusso positivo, nelle case. Ci sono riuscito abbastanza bene. Ho avuto molti riconoscimenti ed una serie di contatti importanti, a livello nazionale ed internazionale”.

D. E’ valutata al punto giusto, a suo avviso, l’arte oggi?

R. “Viviamo un periodo di grande decadenza, per l’arte. In senso figurativo, l’arte, il senso della tela e del colore è stato affossato dalle tecniche computerizzate che ne hanno fatto un modo di uso e consumo. Tutto è dominato da chi si inventa un mercato e lo porta avanti per fare profitti. La speranza è che, quando si saranno annoiati di tutte queste tecniche computerizzate, si faccia ritorno ancora una volta ad apprezzare la buona arte. E’ importante, poi, dire che nel mondo dell’arte non c’è nulla da scoprire. Tutto è stato fatto. C’è chi sperimenta qualcosa di innovativo. Tuttavia, è come la musica, in sostanza. Tutto è partito dalla musica classica. E tutto il resto è venuto dietro poggiandosi sulla musica classica. Dai gruppi rock ai metallari, tutti si basano sempre su note e ritmi classici. Il problema è che si pecca di provincialismo”.

D. Incontra sensibilità la pittura presso le istituzioni?

R. “Le istituzioni, gli assessorati dovrebbero essere un po’ più sensibili nei confronti dell’arte. Comunque, noi non esibiamo solo delle opere. Facciamo anche della didattica. Offriamo anche un messaggio. A me non interessa la persona che domani si alza alle tre del mattino per andare con la cisterna ad avvelenare la sua terra. A me interessa suo figlio. L’occhio del bambino è quello più attento. Quando un bambino si ferma e chiama suo papà per fargli ammirare una cosa bella, quello per me è il successo

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