Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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IL VESCOVO PADOVANO IN DIALOGO CON IL CONSIGLIO COMUNALE

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La recente visita pastorale di mons. Domenico Padovano alla comunità ecclesiale ed alla città di Turi non è stata certo una visita di rito.

 

 Il Consiglio comunale, in seduta straordinaria, ha accolto il prelato con tutti gli onori che si riservano ad un pastore di santa madre Chiesa.

 

Il Sindaco, nella sua veste di rappresentante della comunità civile, ha riservato una calorosa accoglienza al capo della diocesi. Ha testimoniato non solo l’ospitalità, ma anche il tradizionale legame del popolo turese con i valori della tradizione cristiana. Ha altresì ricordato la particolare attenzione dell’Amministrazione nei confronti di tutti i simboli religiosi, a cominciare dagli edifici riservati al culto, le Chiese. Sono stati menzionati alcuni interventi in programma per il restauro e ristrutturazione di alcune Chiese della cittadina. Ha annunciato che sono maturi i tempi per la edificazione di una nuova Chiesa. Non sappiamo ancora in quale zona del paese.

 

Dalle parole dei consiglieri Leogrande e Resta è emersa l’esistenza di un disagio in cui versa la comunità turese. Una serie di problematiche che allignano sotto traccia. Insomma, un paese non tutto rose, fiori e ciliegie ferrovia. Il Vescovo Padovano, nel corso del suo intervento, ha mostrato non solo di avere compreso la situazione. E’ andato oltre.

 

Le sue parole sono state “scandalon”, “pietra d’inciampo” per laici e credenti. E a noi è piaciuto così. Non ci aspettiamo un pastore della Chiesa che ci dica: tutto va bene, madama la marchesa. In modo pacato nei toni, rispettoso del ruolo di ciascuna figura istituzionale o sociale, ha stimolato i cervelli e pungolato le coscienze.

 

Ha richiamato il pensiero di Antonio Rosmini, filosofo cristiano di ispirazione liberale moderata, per ricordare che la politica serve per rendere gli uomini felici. Insomma, il primato della persona umana nei rapporti tra paese legale e paese reale. Un rapporto difficile, specie oggi, a parere del Vescovo. Ha esortato la classe politica a non vivere il potere come fine ultimo e come mezzo per raggiungerlo.

 

Ha esortato i cittadini a non disinteressarsi delle vicende politiche, perché è la politica che inevitabilmente si interesserà delle sorti del cittadino.

 

Un severo monito è stato lanciato alle famiglie affinché riscoprano il valore ed il senso di una educazione sana, ispirata a valori autentici. Dunque, no all’effimero. No alla nuova moda delle cosiddette “notti bianche” che induce a coltivare il senso della trasgressione nelle giovani generazioni. Insomma, parole forti nella sostanza. Amareggia la scarsa presenza dei cittadini in Aula. Qualche sbadiglio anche fra qualche consigliere, specie quando si parlava di poteri forti esterni alla politica. Del resto, le parole forti sono quelle sconvenienti.

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