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Si tratta di piastrelle in ceramica apparentemente comuni ma che, in realtà, presentano una superficie invisibile antibatterica ottenuta in seguito al trattamento rivoluzionario Hydrotect. Infatti l’ossigeno attivato, presente su queste superfici, è in grado di distruggere i microrganismi, quali batteri, muffe e funghi. In più, viene conferita loro una speciale proprietà idrofila. Ciò significa che l’acqua con cui le piastrelle vengono spesso a contatto non forma le tipiche goccioline che una volta asciugatesi lasciano attaccato lo sporco, bensì si distribuisce uniformemente creando una sottile pellicola che lo solleva, si tratti di sporco comune, olio o grasso. In questo modo lo si potrà pulire più rapidamente.
Alla base del trattamento vi è una reazione tra luce, ossigeno e umidità dell’aria, indotta da un fotocatalizzatore basato sul biossido di titanio (TiO2), assolutamente innocuo per la salute e grazie al quale è sufficiente la normale illuminazione dell’ambiente in cui sono presenti le piastrelle idrofile per eliminare anche i cattivi odori. Quindi un loro impiego significherebbe una maggiore igiene per tutti quelli ambienti legati alla gastronomia, all’industria alimentare, al settore ospedaliero, alle piscine e centri benessere o ancora agli aeroporti, bagni pubblici, cioè ambienti altamente frequentati e che necessitano di una profonda pulizia, oppure semplicemente al proprio abitato sia per rivestire le facciate esterne, sia per gli interni domestici.Il vantaggio sta sia in una più facile e profonda lavabilità delle superfici, sia nel risparmio dei costi, utilizzando meno manodopera nelle pulizie, meno acqua, meno detersivo, meno energia elettrica, con un minor impatto sull’ambiente.
Intervista a Angelo Orlandi
Ho letto sul sito aziendale che la Fimer ha alle spalle quasi 30 anni di attività e di esperienza commerciale. E’ stato difficile crescere a Turi?
La crescita a
Turi non è facile, ma non perché si tratti di un piccolo paese.
Indipendentemente da questo, un percorso di crescita imprenditoriale è sempre
difficoltoso e le difficoltà si acuiscono quando mancano alcuni presupposti,
quando per esempio mancano gli aiuti da parte delle istituzioni e non c’è la
voglia di aprirsi a nuovi sviluppi. Infatti spesso ripenso a quando, ventenne,
ho iniziato questo percorso e mi chiedo come un ragazzo possa cominciare oggi a
intraprendere un’attività in proprio, in un contesto che sembra essere per
certi versi ancora quello di trent’anni fa, caratterizzato dalla mancanza di
sostegni per questo tipo di iniziative. Per sostegni non intendo fare
riferimento agli aiuti finanziari che tutto sommato credo sia un aspetto
secondario, ma intendo l’evitare gli impedimenti da parte delle istituzioni
alla realizzazione delle idee di persone capaci e competenti.
A qualche ragazzo
che mi ha chiesto dei consigli in merito, a volte ho risposto che non ci si
deve preoccupare mai dell’aspetto finanziario perché i soldi si possono reperire
attraverso vari sistemi, per esempio il credito bancario che, nonostante non
sia una procedura semplice, vede protagoniste delle banche disposte ad aiutare,
oppure dei fondi messi a disposizione, ma tutto questo può essere vano se non
si hanno le idee chiare e se non c’è il contesto giusto.
Nel 1980 abbiamo
iniziato l’attività io e mia moglie. Oggi a livello societario siamo ancora noi
alle prese con questo progetto con in più il contributo dei figli, ormai
diventati grandi, e grazie ai quali la situazione attuale può assistere ad una
accelerazione, anche se tutto è frutto di una politica fatta di piccoli passi
che, anno dopo anno, hanno raggiunto piccoli traguardi. Da diversi anni
l’organico è composto da otto dipendenti e insieme abbiamo sempre dato una mano
all’economia turese nel nostro piccolo, senza mai illuderci di mettere in atto
cose straordinarie, facendo solo quello che, secondo me, tutti dovrebbero fare
oggi per il proprio paese, cioè contribuire alla sua crescita, come per esempio
lo state facendo voi con la vostra iniziativa editoriale e come posso farlo io
sponsorizzando le società calcistiche e di pallavolo o comunque costituendo una
fonte economica per otto famiglie. Penso sia un dovere contribuire allo
sviluppo del proprio paese e noi da questo punto di vista non ci siamo mai
defilati.
Lei pensa che oggi per i giovani sia più difficile rispetto al passato metter su un’attività in proprio e costruirsi un futuro più sereno?
Oggi
è più difficile a causa della crisi economica che ormai ci accomuna a livello
mondiale e dalla quale sicuramente verremo fuori. Quindi non è facile iniziare
in questo contesto un’attività. Ma questo è un discorso che avrà un limite di
tempo. Io sono ottimista. Penso che, entro la fine di quest’anno o gli inizi del
prossimo, questa crisi tenderà a finire. Di certo non avverrà improvvisamente
ma quando essa si sarà conclusa, le probabilità di riuscire in un progetto
imprenditoriale aumenteranno. Quindi consiglierei di attendere per stemperare i
rischi.
Quali sono le sue opinioni in merito a quei giovani che decidono di andar via dalla nostra realtà per cercare fortuna altrove?
Penso
che a volte siano costretti a fare questo tipo di scelta, in quanto quello che
loro cercano nel nostro paese manca, per paese intendo sia la provincia di Bari
sia la Puglia in generale, e a causa di queste carenze hanno tutto il diritto
di provare a crescere altrove. E’ ovvio che bisogna sempre ponderare le
situazioni. Sarebbe meglio non andar via solo per partito preso, nell’illusione
che partire è sempre e comunque meglio che restare. Io sono dell’idea che il
lavoro qui c’è, bisogna solo cercarlo. Comunque, in attesa che la crisi passi,
per prepararsi al dopo-crisi i ragazzi dovrebbero far crescere la loro cultura
perché è dalla cultura che si può fare l’impresa, ma l’impresa, nella sua mera
accezione capitalistica, non fa la cultura. Far crescere la propria cultura non
significa solo studiare nel senso stretto del termine, ma anche allargare le
proprie conoscenze per essere pronti ad affrontare il mercato del lavoro reale,
difficile, diverso da qualsiasi facoltà universitaria, ma non impossibile.
Sicuramente una persona più preparata è più in grado di affrontarne le
difficoltà.
Noi
anziani dal punto di vista lavorativo abbiamo il dovere di trasferire ai
giovani le nostre conoscenze, frutto di errori e sbagli già provati sulla
nostra pelle. Purtroppo non possiamo trasferire i frutti delle nostre
esperienze così come sono e per osmosi. E’ chiaro che le esigenze dei clienti
oggi sono cambiate rispetto al passato, ci saranno problematiche diverse
rispetto a quelle che noi abbiamo affrontato, però la struttura di base rimane
la stessa. Per questo il nostro compito è quello di evitare che i giovani
sbaglino commettendo i nostri stessi errori. Sarebbe stupido sbagliare due
volte sulla stessa cosa.
Obiettivi futuri?
Dipendono
dalla volontà dei nostri figli di voler continuare l’attività, sempre se non
hanno intenzione di intraprendere altre strade. Certo le decisioni future che
riguardano la Fimer sono proiettate in una Fimer di seconda generazione, con la
nostra esperienza da veterani e con la nuova linfa che possono portare i
giovani, che siano figli o no. Sicuramente ci aspettano ancora degli anni
importanti.
Le lascio spazio per esprimere un suo pensiero su questioni che non abbiamo trattato fin’ora.
Quello
che sto per dire purtroppo sembrerà strumentale ma non è così, è solo la realtà
dei fatti. In questi ultimi mesi siamo stati coinvolti in una strana vicenda di
cui voi di Turiweb siete al corrente poiché ci avete dato la possibilità di
chiarire il tutto. Ci lamentiamo del fatto che
abbiamo avvertito da parte dell’ amministrazione, attuale e precedente, una
mancanza di interesse nei confronti delle nostre problematiche. Ne siamo
dispiaciuti perché, ammesso che non abbiamo fatto cose straordinarie, neanche
abbiamo fatto cose che andavano contro la comunità e ne’ abbiamo mai chiesto un
aiuto, una sollecitazione di alcuni procedimenti.
Mi
riferisco al mancato rilascio di un permesso per poter costruire e allargare
l’azienda in deroga agli strumenti urbanistici.
Certamente
ci sono delle leggi dello Stato o della Regione Puglia alle quali noi dobbiamo
attenerci, e non voglio dare la sensazione che io voglia creare delle leggi ad
personam per me. Piuttosto, vista l’interpretazione larga di queste leggi,
credo che ci sia la possibilità di adattarle ai vari casi e alle diverse
esigenze che si presentano, perché se c’è una caratteristica che riguarda il
mercato attuale è la velocità con la quale le problematiche cambiano, quindi le
esigenze di cinque anni fa sono diverse da quelle odierne e quelle odierne
differiranno dalle esigenze del prossimo quinquennio e direi anche dei prossimi
dodici mesi. La macchina pubblica fa finta di non capirlo e quindi ci chiede
soltanto di adeguarci alle leggi in vigore e noi imprenditori ci troviamo
comunque costretti ad assecondare le dinamiche del mercato che si evolve ma
senza l’aiuto delle istituzioni. Nonostante il rammarico andiamo avanti come
abbiamo sempre fatto.
Dunque avverte la
necessità di avere a disposizione una zona industriale?
Sicuramente risentiamo della sua mancanza perché c’è un periodo di boom economico, e ora questa affermazione sembra essere in contraddizione con la questione della crisi che, ripeto, c’è ed è strutturale e internazionale, però intendo dire che il boom riguarda Turi poiché sta vivendo un momento di crescita e di costruzione, e se noi che siamo nel settore delle ceramiche e dell’edilizia in genere avessimo avuto una struttura più ampia, avremmo potuto sicuramente fare meglio e di più. Questo a vantaggio non solo del nostro profitto ma anche del bene comune perché agli attuali otto dipendenti, avremmo potuto aggiungere un numero variabile di persone da inserire nell’organico. Purtroppo non è andata così e le conseguenze negative ricadono su di noi e, di riflesso, sul resto della cittadinanza turese.
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