
Progetto “Mapuordit”, di questo si è dibattuto, sabato 14 maggio presso la Biblioteca comunale di Turi. In collaborazione con il Comune di Turi, l’Associazione Scrineum e la Cooperativa Sociale Etabeta, l’ideatore del progetto, Paolo Merlo, ha illustrato i tratti di quello che è l’ambito che coinvolge appunto una piccola comunità chiamata Mapuordit, nel Sud Sudan (Africa).
Come si può minimamente pensare di poter costruire un’aula di informatica in un posto così “lontano” da un Paese sviluppato?
Lo spiega Paolo Merlo, durante il suo incontro in biblioteca: “La soddisfazione di poter far qualcosa, anche solo con la presenza, è grandissima, e quella di vedere dei giovani che vogliono anche solo capire cosa c’è in un PC che forse non potranno mai permettersi, è fuori dall’ordinario, commovente.” Il corso più bello, continua l’ideatore, è realizzato in una capanna fuori dal villaggio, con il generatore a benzina, un proiettore ed un notebook, con le finestre e le porte tappate da assi di legno per poter vedere quello che fa nella parete di canne coperta da un lenzuolo a fiori.
Paolo Merlo, nel Mapuordit, insegna informatica ai ragazzi non scolarizzati, insegnanti di scuole e parroci. Dal 1989 è impegnato nel volontariato, collaborando dapprima con le attività di assistenza carceraria presso la Casa Circondariale di Como, tenendo corsi di informatica per detenuti e guardie penitenziarie, ha partecipato ad una missione di pace in Israele, all’attivazione di un gemellaggio tra la diocesi di La Spezia e Skopije (MK), ed ancore in Burkina Faso, dove ha seguito un controllo gestionale in strutture multifunzionali del Movimento Shalom di Miniato (PI) e di Coop Tirreno scrl di Piombino (LI), a Djibouti, in Camerun sempre per attività assistenziali di informatica.
Dal 2010, collabora con Padre Daniele Moschetti e i comboniani del Sud Sudan per la costruzione e avviamento di una scuola di informatica nel villaggio Mapuordit, parte del progetto più grande del “Centro Pastorale Giovanile” dei Padri Comboniani, e per le iniziative analoghe dell’ Onlus “Informatici Senza Frontiere” di cui fa parte.
Come diceva san Daniele Comboni, bisogna aiutare l’Africa “attraverso l’Africa”, quindi con le sue capacità, le sue persone e le loro tradizioni, accrescendo in loro la cultura per mezzo delle loro abitudini, che non bisogna estirpare mettendole in un televisore e facendole diventare materiale pubblicitario.
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