
La nostra materia prima secondaria
Com’è noto ed è giusto che sia, differenziare sarà un obbligo dal 2012. Ma è alquanto giusto capire qual è il passaggio epocale che ci attende e cosa noi produrremo a differenza di oggi. Rappresentativi sono i numeri poiché è anche noto a tutti che “il traffico di rifiuti rende”. Nei porti Italiani i sequestri sono triplicati in due anni, 4000 tonnellate nel 2008 contro le 11400 nel 2010 e sono in costante crescita. A Taranto in un solo anno hanno sequestrato 60 containers per 1400 tonnellate di rifiuti. In Veneto i Carabinieri del NOE hanno bloccato 230 mila tonnellate che una nota ditta locale fingeva di riciclare e che invece mandava in Cina. E’ proprio in Cina che arriverà forse, legalmente o illegalmente, sotto forma di rifiuto o esportazione cartacea di chissà quale materiale, al fine di avvalersi di tassazioni all’esportazione più favorevoli del rifiuto, la nostra “nuova spazzatura”. Un esempio per tutti sono i teli per l’agricoltura che nella nostra realtà largamente utilizziamo, fatti per la maggior parte di polietilene impregnato di fitofarmaci, pesticidi e fertilizzanti chimici e che dovrebbero essere smaltiti in impianti speciali ove subiscono sette lavaggi prima di essere trasformati in materia prima. A vigilare sul riciclo dei prodotti in polietilene c’è un consorzio Statale tra i tanti: il POLIECO, nel quale, a un certo punto perdevano il controllo della tracciabilità del prodotto non immaginando dove fosse finito e che cosa ci si possa aver fatto. Tale prodotto per la maggior parte è comprato da intermediari che, modificando i codici del rifiuto, lo trasformano solo su carta da speciale a materia da riciclare per poi spedirlo con destinazione Cina ove, nelle piccole aziende clandestine dell’entroterra, è eseguito un lavaggio veloce, dove la plastica insieme ai teli di agricoltura è mescolata poi tirata e infine rivenduta trasformata in materia prima per poi ritornare da noi come prodotto finale per la vendita sugli scaffali dei nostri negozi ed ipermercati a prezzi stracciati e noncuranti della concorrenza leale. Ricordando i vari sequestri di giocattoli, poiché ritenuti tossici, eseguiti da personale delle Forze Armate, è probabile che in tale ciclo ci finiscano anche i contenitori dei vari fitofarmaci che utilizziamo in agricoltura. Sul sito del Ministero della Salute nella sezione “allarme consumatori” c’è l’elenco dei prodotti ritenuti pericolosi tra cui: binocoli che irritano gli occhi per presenza di toluene, scarpe, tappeti, macchine di formula 1 che correvano più veloci perché a base di idrocarburi, persino un mix di sostanze cancerogene, ossia olio di creosoto che comunemente veniva utilizzato nelle traversine ferroviarie, nella miscela della plastica di un piccolo dinosauro, etc…. E tutto questo anche se la Cina ha Leggi ferree per l’importazione di materiali riciclabili. Ecco cosa cominceremo a produrre: MATERIA PRIMA SECONDARIA.
Naturalmente noi turesi, nel nostro passaggio epocale, non possiamo sognare di cambiare il mondo ma, essendo ormai convinti che “il traffico di rifiuti rende” auspichiamo e chiediamo che i nostri Amministratori e Consiglieri si rendano conto che la raccolta differenziata com’è strutturata è iniqua e, se non va a discapito, non produce alcun vantaggio per il cittadino che la effettua se la tariffa non viene rivista al ribasso sin dall’inizio o in spazi temporali ristretti con modi certi. Infatti, la raccolta differenziata produce non rifiuti, con conseguente costo di smaltimento, ma materia prima secondaria che viene venduta a chi la trasformerà, o trasformata direttamente da chi la raccoglie con gli opportuni processi in materia prima per la successiva vendita. Il tutto tenendo conto che, tutti coloro che producono beni, dal giocattolo al telo per agricoltura, etc…, pagano in fattura un contributo ambientale affinchè a fine vita questo materiale venga correttamente recuperato e riciclato. Questo è un contributo che inevitabilmente cade già sul cittadino essendo compreso nel prezzo di vendita allo scaffale in quanto precedentemente sommato ai costi di produzione e/o importazione.
A questo punto qualcosa non torna. Dimenticandoci che i costi di raccolta e riciclo sono già compresi nel nostro acquisto e dunque riconosciuti agli imprenditori nei vari stadi della catena, noi forniremo all’impresa che si aggiudicherà l’appalto materia prima secondaria senza la quale la stessa impresa non esisterebbe non avendo niente da rivendere. In più continueremo a pagare la stessa tariffa. Se Turi fosse un’impresa, in attivo farebbero a gara per portarla in passivo con idee geniali. E intanto sono spesi più di ventimila Euro appaltando esternamente la progettazione di una raccolta differenziata per il territorio di Turi che di innovativo per i turesi ha solo il porta a porta e che sembra un copia/incolla malfatto del sistema di raccolta effettuato ormai in centinaia di Comuni italiani con un’unica differenza: per Turi non è previsto rivedere le tariffe al ribasso anzi, zitti e speriamo che non le rivedano al rialzo.
Forse sarebbe il caso che una commissione mista di consiglieri e cittadini cerchino di definire la situazione in modo da supportare i cittadini meno giovani, migliorare il piano presentato in quanto carente sulla gestione di alcuni materiali importantissimi nella raccolta e magari trovare il sicuro modo di rivedere le tariffe al ribasso già dal primo anno come già è avvenuto nella maggior parte dei paesi Italiani.
Un ringraziamento ai Consiglieri e Assessori tutti per un passaggio così epocale, ma ricordiamo obbligato, senza alcun vantaggio per il cittadino. GRAZIE
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