Da un’indagine SAPPE emerge un allarme per il nostro carcere.
Dopo una lunga analisi effettuata dal SAPPE, (Sindacato Autonomo Di Polizia Penitenziaria) in tutte le carceri italiane è stato riscontrato un forte aumento della presenza di detenuti rispetto agli anni passati. Sono state rilevate, infatti, ben 12 Regioni “fuori legge” che non rispondono ai canoni di detenzione. Tra queste figura anche la Puglia. Con un numero di 4.200 presenze, rispetto alle 2.200 regolari, la nostra Regione si colloca tra i primi posti della lista, per allarme sovraffollamento.
Sotto l’occhio di indagine è finita anche la Casa di Reclusione di Turi, nella quale sono stati riscontrati ben 54 detenuti in più, rispetto ai 112 previsti, con una tolleranza che arriva a 150. La condivisione di un luogo ristretto e la convivenza forzata è sicuramente un rischio per il personale lavorativo che, giornalmente, “non manca di registrare forme di aggressioni!”.
Altro elemento negativo, che aggrava la situazione nel nostro istituto penitenziario, è la dotazione organica degli agenti, che risale al D.M. del 2001. Dei 128 poliziotti penitenziari in servizio, le unità effettivamente dedicate alla turnazione consueta sono poco più della metà. Per giunta, coloro i quali compiono questo servizio svolgono un turno di 8 ore anziché 6. “Più di 50 unità lavorative sono fuori dai turni perché distaccati presso altre sedi o in aspettativa; alcuni per cause di servizio usufruiscono dei benefici della legge 104 e altri sono stati rimossi dal nucleo traduzioni (spostamento detenuti)”. Il SAPPE ha infatti individuato che la norma sulla traduzioni dei detenuti viene completamente disattesa. Da quanto emerge dalla richiesta di intervento presso la Magistratura Ordinaria, Contabile e del Lavoro esposta dal SAPPE il 13 ottobre scorso, il Dirigente dell'Istituto della Casa Reclusione di Turi è a conoscenza della situazione in cui la quasi totalità degli spostamenti dei carcerati avviene in grave insufficienza di personale di scorta. Molto spesso numero dei detenuti da tradurre è superiore a quello dei poliziotti penitenziari impiegati per tale servizio. Ne deriva, come gli stessi agenti lamentano, un forte disagio ed una scarsa sicurezza per loro e per la comunità intera.
Un'altra grave inosservanza rilevata dall’indagine riguarda le condizioni igienico-sanitarie che gravano sulla salute della popolazione detenuta e del personale di polizia penitenziaria chiamato a sorvegliarla. Gli agenti, infatti, spesso si ritrovano a dover controllare un numero eccessivo di reclusi: circa 60 o 70 unità ciascuno rispetto alle 30 o 40 che la norma prevede.
Il SAPPE reputa che una gestione più prudente consentirebbe il rispetto delle disposizioni ministeriali, piuttosto che costringere la Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Turi a violare norme e regolamenti.
Gravi disattenzioni e mancanze, comunque, sono state riscontrate anche in altre carceri. I numeri più preoccupanti diffusi dall’organo sindacale riguardo la Puglia: il sovraffollamento medio è pari al 62,4%. Nell'istituto di Lecce sono presenti 1321 detenuti rispetto ai 659 previsti; a Bari sono reclusi 545 prigionieri rispetto ad un massimo di 296 unità; a Foggia i detenuti sono 696 anziché 403.
Tutte le altre Regioni, prosegue il dott. Donato Capece, Segretario Generale del SAPPE, “hanno comunque ampiamente superato la capienza regolamentare”, quella che un carcere dovrebbe avere per funzionare correttamente seguendo le leggi vigenti. Quindi la situazione in tutta la penisola è allarmante e sono necessarie leggi e regolamentazioni più severe e concrete, in grado di superare questo problema che affligge tutta la popolazione che continua a non vedersi tutelata dalla giustizia italiana e dall’attuale legge sull’indulto.
A breve ascolteremo il dott. Capece per una dichiarazione più dettagliata; non abbiamo avuto ancora contatti con la dirigente del carcere turese. Speriamo di poterla intervistare così da offrirvi una notizia completa.
Cosa ne pensate? Ditelo con educazione.
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