Venerdì 25 Maggio 2012
   
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CROCIFISSI NELLE AULE? TURESI FAVOREVOLI

crocefisso_scuola

"La presenza dei Crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". A stabilirlo è stata la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina finlandese.

Diverse e contrastanti sono state le reazione a quanto decretato dai vertici europei e, in Italia, molte personalità politiche si sono schierate a fianco della religione per difendere uno dei caratteri della nostra Nazione.

A tal proposito siamo andati a verificare la situazione nelle scuole del nostro comune.

Di diverse misure e colori, i Crocifissi sono appesi sui muri delle classi delle scuole di Turi. Il preside della scuola Superiore di primo grado, il prof. Ferdinando Brienza afferma che è “più che convinto che il crocifisso debba stare nelle aule e negli ambienti scolastici in quanto esso rappresenta un simbolo di cristianità. Il medesimo deve essere inteso come momento di riflessione nella vita di ciascun cristiano; elemento di rispetto dell'identità di una nazione e non elemento di frattura, divisione o di discriminazione tra i popoli; é innegabile il riferimento storico all'esistenza di Cristo e all'unicità della sua opera”.

Nell’Angelus della passata domenica, il papa Benedetto XVI ha dichiarato che tutti dobbiamo “riconoscere il valore religioso, storico e culturale del Crocifisso".

Abbiamo voluto chiedere qualche parere ad alcuni genitori di bambini che frequentano la scuola Primaria “P. De Donato Giannini”.

“Fortunatamente – ammette una mamma – nella classe dei miei figli, né le maestre, né il personale scolastico in generale, ha mai pensato di togliere il Crocifisso dalle mura dell’aula”. Un’altra mamma replica che “sarebbe inconcepibile se venisse a mancare il simbolo della nostra fede religiosa. Non riguarda solo me e la mia famiglia, ma interessa tutti noi italiani”.

Alla nostra domanda su cosa farebbero se un giorno si decidesse di togliere il Crocifisso dalle classi scolastiche, entrambe hanno sostenuto che si ribellerebbero e non ammetterebbero, mai, una tale decisione.

Commenti 

 
#10 M.S. 2009-12-12 12:50
Il crocifisso deve assolutamente rimanere nelle scuole è il simbolo della tradizione culturale e religiosa del nostro Paese!E anche se il nostro Paese sta diventando sempre più multietnica ciò non vuol dire nulla, gli stranieri che sono qui in italia devono accettare i nostri simboli e le nostre tradizioni!!Provate ad andare in afghanistan o in iran e a chidere che le donne non indossino più il burka nel loro o almeno nel nostro Paese...vi uccido al momento!!Molti cristiani italiani e non, vengono uccisi perhè loro chiedono di poter aver una piccolissima cappella dove poter pregare!Apriamo gli occhi e difendiamo la nosra STORIA e TRADIZIONE!!Qui non si tratta di razzismo
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#9 sign.Betta 2009-12-12 00:54
un paese multietnico! si approfitta dei poveri scemi lavoratori che sono cristiani .Per questo fanno entrare tutti ,ringraziassero il crocifisso che rappresenta i poveri fessi cristiani e Italiani...:sad:
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#8 Chiareletter 2009-12-11 22:45
Bisogna togliere la cristianità e i suoi simboli dallo Stato.L'Italia è fondata sul lavoro.Non sul vangelo e la bibbia.I crocifissi devono stare in chiesa o nelle case dei Cristiani.Così come non deve mettere il naso in politica.Il preside ha deciso di violare una sentenza.Questi sono i fatti.Il resto sono opinioni.Ci stiamo attaccando ad una statuetta senza significato per alcuni.Perchè non tenere conto del fatto che l'Italia ormai è un paese multietnico e come tale dovrebbe garantire il rispetto anche alle minoranze?I patti lateranensi?stracciamoli, perchè l'Italia è cambiata.Meglio appendere alle aule le foto di Mendel, Darwin o Leonardo.Gente che ha studiato e dato un contributo riscontrabile nella realtà.Dio è una cosa astratta(inesistente per me).Senza offesa eh?Apriamo la mente e lasciamo che i ragazzi creino i propri ideali crescendo e non con le imposizioni.Indipendentemente da tutto ciò che pensiamo del passato, non dobbiamo esserne prigionieri. I nostri problemi devono essere affrontati collaborando, diventando partner, condividendo tutti insieme il progresso.amen
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#7 Arianna 2009-12-11 17:52
"La croce bisogna piantarla nel cuore e nella vita... la croce appesa al collo e alle pareti, lontana dal cuore e dai comportamenti della vita, non è la croce del crocifisso Gesù... La croce non è un cimelio da appendere soltanto, ma un modello da incarnare" don Tonino Bello


Il popolo che ha dimenticato i propri valori, che non sa più in cosa credere, finisce con l'essere incapace di accogliere i valori altrui. Ci svuotiamo sempre più di quello che ci appartiene e nel frattempo cresce la paura di confrontarsi con l'altro.

Non dobbiamo avere paura che le nostre città siano come le vediamo, un intreccio di culture, conoscenze e radici diverse! Ma al tempo stesso accoglienza e convivenza non vuol dire rinuncia a quello in cui si crede!

Davanti poi a chi si scaglia per "togliere i crocifissi" dalle aule della scuola e del tribunale, penso ai crocifissi nelle stanze di degenza, alle madonne delle corsie di ospedale, e mi chiedo come mai nessuno pensa di toglierli da lì... Lì forse non recano fastidio al multiculturalismo?

Chiediamoci veramente dietro alle nostre convinzioni cosa c'è.
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#6 gmazzini 2009-12-11 14:58
Signor Gianni,
il suo discorso è valido e ben articolato e visualizza un processo storico ancora in atto...ma l'esempio ideale(?) che viene da Francia e Regno Unito non può essere attuato in Italia perchè questi due Stati hanno una tradizione coloniale secolare a differenza nostra che non ne abbiamo mai avuta...se non quel decennio di Libia e Eritrea o Abissinia...L'aver colonizzato ha facilitato in qualche maniera l'integrazione ma in periodi di crisi come questi dove c'è scarsità di lavoro e opportunità è più facile chiudersi e difendere cio che si è e si ha. E poi ...chi è arrivato in Italia?...la metà sono delinquenti....e una parte è integralista che rifiuta l'altrui punto di vista religioso fino a demonizzarlo...si, nelle moschee del nord succede questo...lo fanno gli imam
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#5 redstar 2009-12-11 12:02
Non credo che basta mettere un crocifisso in aula per essere dei bravi cristiani, altrimenti basterebbe indossare la maglia del Milan o dell' Inter per diventare calciatore.
L'apertura ad altre culture, il confronto e l'intergrazione dei costumi può solo un'occasione di arrichimento umano e sociale..il resto è becero razzismo.
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#4 gianni 2009-12-11 02:45
Stando al modello integrazionista francese, il problema della convivenza multiculturale è risolto attraverso la rinuncia preventiva all’appartenenza culturale nello spazio pubblico che viene così confinata nella sfera privata. Io per poter vivere con gli altri nello spazio pubblico devo spogliarmi della mia identità, devo rinunciare alle mie tradizionali, qualunque esse siano. Si potrebbe dire che il problema della convivenza con le nuove identità culturali viene affrontato eliminandolo, cancellando alla radice. Secondo il modello repubblicano, il crocifisso va rimosso dai luoghi pubblici. Anzi non può essere nemmeno “indossato” poiché sarebbe una ostentazione della mia appartenenza religiosa. Nello spazio pubblico siamo individui “nudi” che condividono esclusivamente la legge dello stato.

Il modello multiculturalista realizzato in Inghilterra (ed anche in Canada), rappresenta l’esatto contrario di quello integrazionilista francese. Tutte le differenze culturali presenti vanno indistintamente preservate e ammesse nello spazio pubblico come universi simbolici tendenzialmente autoreferenziali e incomunicanti. Si tratta di impostare un modello di società “a mosaico” fondato sulla mera giustapposizione delle diverse comunità culturali quasi fossero tessere di un mosaico. Evidentemente siamo in una prospettiva di relativismo culturale ed etico in cui nessuno può permettersi di giudicare “tra” le culture (pena l’accusa di etnocentrismo o di mira egemonica) per cui si finisce per ammettere che tutte le culture hanno “uguale valore”. Secondo il modello multiculturalista, altre al crocifisso bisogna dare spazio a tutti i simboli religiosi. Non importa quale rapporto si debba instaurarsi fra i diversi simboli, l’importante che ci siano tutti, che siano tutti presenti.

Non occorre ribadirlo: questi modelli sono entrambi deficitari. Le differenze culturali o vengono annullate, azzerate, oppure sono tutte presenti ma indifferenti l’una all’altra.

Dobbiamo invece immagine dei mondi culturali che interagiscono fra di loro. Serve un multiculturalismo dialogico. È questo il modello verso cui è attualmente indirizzata la teoria politica

In altre parole occorre che dinanzi al crocifisso si possa dialogare alla pari su Mosè, Maometto Buddha, Confucio ecc. e viceversa, nell’ambito di uno stesso paese.
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#3 gianni 2009-12-11 02:44
Il problema è alquanto complesso. Provo a sintetizzare, con l’obiettivo di suscitare una discussione in questo spazio virtuale.

In seguito ai flussi migratori prodotti dai processi di globalizzazione economica, sociale e culturale (ma si potrebbe risalire ancora più addietro, ai processi di decolonizzazione e al collasso dell’URSS) le società occidentali contemporanee sono diventate multi-etniche, multi-cultruali e multi-religiose, cioè vedono dislocarsi al loro interno una pluralità di soggetti appartenenti a culture, religioni ed etnie diverse.

Si tratta di un processo storico ancora del tutto aperto.

Questa dislocazione della diversità ha di fatto intaccato il requisito dell’omogeneità etnica e culturale su cui è stato fondato lo Stato nazionale e con esso il modello “assimilazionistico” di integrazione, cioè della piena accettazione, per gli immigrati, delle leggi e delle regole sociali (lingua, tradizioni, valori, ecc.) valide nei paesi ospitanti.

Di conseguenza le nostre società non possono essere più rappresentate e vissute come se fossero abitate da cittadini tutti uguali, nella fattispecie bianchi, cattolici, eterosessuali, né possono continuare sulla strada dell’assimilazionismo. La differenza di culture, etnie, religioni, visioni morali e stili di vita personali – prime interdette dalla vita sociale o costrette all’assimilazione forzata – oggi reclamano il pubblico riconoscimento.

Le società contemporanee, insomma, si aprono alla sfida della convivenza multiculturale, che è quella di trasformare – per usare la metafora acustica di Bauman – questa polifonia di voci con cui parla l’umanità di oggi in armonica integrazione e impedirle di degenerare in cacofonia. Una sfida che si declina su diversi ambiti: giuridico, politico, sociale, etico, antropologico.

Il problema non è affatto semplice. È la sfida del XXI secolo.

Ci sono diverse teorie multiculturaliste (liberali, comunitariste, liberiste, ecc.)che hanno accolto ed elaborato questa sfida a cui corrispondono diversi modelli di regime politico. Di queste due hanno particolare rilevanza, anche se non esenti da criticità e tensioni, come dimostrano la rivolta nelle banlieue parigine nell’ottobre 2005 e nel novembre 2007 e l’attentato alla metropolitana di Londra nel luglio 2007.

Sto parlando del modello francese dell’integrazione-assimilazione delle diverse culture nella cittadinanza repubblicana, da una parte, e del modello multiculturalista posto in essere in Gran Bretagna, dall’altra.




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#2 luca 2009-12-11 01:16
ci mancherebbe mo, che dobbiamo togliere il Corcifisso, è giusto quello che ha detto il Preside "elemento di rispetto dell' identità di una nazione" Cioè nostra nazione!!!! Un italiano non puo andare in una nazione musolmane e pretendere che venga costruito una chiesa cattolica!!!! Un prete italiano è stato ucciso!!! Adesso vengono qua in Italia e pretendono cosa???? Loro si devono adattare alla nostra cultura!!!!

Non facciamo come i tedeschi, che li concedono di costruire le loro moschea!!! Insomma!!!
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#1 gmazzini 2009-12-10 22:48
Provate a farvi un giro al nord Italia...ma siccome in meridione cìè il sentimento diffuso che la lega sia un partito razzista e xenofobo non potete capire o qualcuno fa finta di non capire...al nord si stanno distruggendo pian piano le tradiszioni se non i diritti degli italiani...nelle mense scolastiche arrivano urlanti i genitori di bimbi musulmani a cui si è dato un panino col prosciutto a merenda (si, siamo a questi livelli)per non parlare delle graduatorie degli asili...ormai sono più gli stranieri degli italiani...adesso non vogliono il crocifisso...forti di una sentenza che di sicuro il 90% di noi non sottoscriverebbe. E l'ipocrisia di una sinistra che non si pronuncia perchè domani diventa una cospicua banca-voti che farà da ago della bilancia nel nostro (?) Paese.
Cordiali saluti
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