Lo scenario che si è mostrato ai nostri occhi è stato di
desolazione, abbandono e sporcizia. Abbiamo sbirciato tra le saracinesche che a
mala pena dividono i locali dall’esterno e abbiamo trovato l’impensabile: tele
dipinte, un mezzo con tre ruote privo di motore, frigoriferi, una lavatrice,
divani e materassi, mobili, sacchi di sale per le nevicate, tantissimi sostegni
delle le strutture metalliche per le affissioni di manifesti, filari quasi
completi di sedili probabilmente risalenti al vecchio cinema di Turi, botti di
vino, taniche di vetro, piastrelle di ogni genere. Una vera e propria discarica
abusiva. E questo prima ancora di entrare nei loci veri e propri del mattatoio,
dove infiltrazioni d’acqua, muffa, umidità la fanno da padroni. Singolare la scoperta
che abbiamo fatto in questa perlustrazione: appena prima di entrare nella
vecchia cella frigorifera, ci siamo imbattuti in una stanza piena di
attrezzature sportive. Abbiamo potuto riconoscere dei materassi per il salto
con l’asta, le spugne per riempirli, le reti per le discipline dell’atletica da
lancio, oltre a podi, strutture metalliche e ostacoli per le corse. Ritornando
al punto di partenza ci siamo imbattuti in un deposito di 40 bidoni della
spazzatura non differenziata. Ci è sembrato quasi di avere al nostro fianco il
Gabibbo alle prese con un’inchiesta di Striscia
Prima di andare a casa per tentare di mettere insieme le parole di questo strano articolo, Pedro che non la smetteva più di lamentarsi, ci ha detto: “Vivo peggio di un cane. Non ho parenti che si occupano di me e le istituzioni sono sorde e cieche”.
E ripensando a questo ci vengono in mente delle riflessioni spontanee: ci vantiamo di essere un paese civile ma di persone che vivono in strada, che dormono sotto i ponti o nelle stazioni, nelle grandi metropoli, ce ne sono a molte. La cosa che fa pensare ancora di più è che qui lo scenario è un piccolo centro, Turi, dove tutti si conoscono, dove tutti dovrebbero essere più uniti e solidali.
Pietro Cistulli vive in condizioni pietose, in una specie di mucchio di oggetti che ha rimediato chissà dove. La sua casa non può essere definita casa. Si sente abbandonato come il vecchio macello. Vive vicino allo canile comunale: “ Per chi abbandona un cane ci sono pene severissime, si rischia la galera, è una vergogna, io per lo stato valgo meno di un randagio”. Dimenticato da tutti, ha pochi amici, Pedro. Quasi ci rimprovera: “Potrei anche morire e nessuno si accorgerebbe di me. Non valgo niente, non esisto, ho solo qualche amico come voi”. Forse vorrebbe che anche noi ce ne occupassimo di più…Avrà pure i suoi problemi il nostro amico Pietro, ma ha bisogno di aiuto. Non vuole essere “scaricato” nei rifiuti. A lui basta una stanza decorosa. Le istituzioni civili e religiose che operano all’ombra della reggia, hanno il dovere di cancellare questa situazione indecorosa. Speriamo che il nostro appello venga recepito.
La scelta di ribadire il suo nome tantissime volte nell’articolo è una evidente decisione presa a tavolino. In questo modo il suo nome, il suo soprannome e il suo cognome potranno rimanere impressi più facilmente.
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