La storia umana e calcistica di un uomo venuto dal Sud diventa il pretesto per affrescare un calcio che non c’è più. Un calcio genuino, lontano da interessi economici e mediatici, giocato e sudato in campi di terra battuta, o sull’erba di stadi sempre pieni. Gli anni in cui bastava una stretta di mano per sugellare ingaggi favolosi o casse di agrumi per arrotondare stipendi.
A cento anni dalla nascita del “Mago di Turi”, “Oronzo Pugliese. Quando nel calcio esistevano i maghi” di Giovanni Cataleta (Utopia Edizioni, 144 pagine, euro 14,00) è il racconto rispettoso e appassionato di uno dei personaggi sportivi più amati del Novecento.
L’infanzia a Turi, la storia d’amore con Adelina, la carriera di calciatore sui campi minori, gli anni della gavetta da allenatore, le difficoltà di uno sport che raccoglieva i suoi pezzi dopo l’inferno della Seconda Guerra Mondiale, ma che rispecchiò la faccia più bella dell’Italia negli anni della ricostruzione.
Oltre settanta immagini - tra cui diversi scatti inediti concessi dalla famiglia Pugliese - classifiche, tabellini e marcatori delle squadre più importanti allenate da “Ronzino”, corredano il racconto di uno dei volti che cambiarono per sempre la figura dell’allenatore. Scampoli di vita e di lealtà sportiva, aneddoti gustosi, svenimenti e inseguimenti, gesti scaramantici e miracoli calcistici di un personaggio pittoresco, innamorato del calcio e dei suoi più sani valori sportivi.
L’eterno dualismo con il leggendario Helenio Herrera diventa la storia nella storia, nel libro che raccoglie i ricordi e le testimonianze illustri del ct della nazionale inglese Fabio Capello, il bomber Beppe Savoldi, il capitano della Roma Giacomo Losi, Giancarlo De Sisti, Ciccio Cordova, Vittorio Nocera, autore di due reti nello storico Foggia-Inter 3-2, la prima epica vittoria contro il rivale Herrera. E ancora Antonio Bettoni, Luciano Chiarugi, Cataldo Gambino e l’attore Lino Banfi, interprete di Oronzo Canà nel film “L’allenatore nel pallone”, ispirato proprio alla figura del vulcanico Oronzo Pugliese.
La prefazione porta la firma illustre di Italo Cucci, monumento del giornalismo sportivo italiano, che racconta il suo incontro con Pugliese, nel suo primo anno a Bologna: “È una persona che non dimenticherò mai, insieme a quelle parole che disse presentandosi alla stampa bolognese: ‘La mia carriera è cominciata a Barcellona…’ Strizzò gli occhi, aprì un sorriso furbo ed esplose in una risata: ‘Barcellona Pozzo di Gotto!’”
(Recensione ufficiale)
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antonio tateo, ti volevo al centro in alto... - Consiglio Comunale: il vi...
Complimenti alla redazione, tuttavia cercate di risolve...
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