Venerdì 25 Maggio 2012
   
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AISLA CONCERTO PER ANTONIO VOLZA

 

Insieme ad Antonio, per combattere la Sla

 

27 novembre. Palazzo Marchesale che respira un’aria quasi natalizia. Si rinnova, per il quarto anno, l’appuntamento con il Concerto per Aisla, un momento fortemente voluto dagli “amici di Antonio”, una serata di musica e riflessione sulla Sclerosi laterale amiotrofica, malattia “rara” ma che sa al tempo stesso lasciare il segno in tutti coloro che ne sentono parlare, anche solo per una volta.

 

 

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La prof. Teresa Mirizio, una voce emozionata, introduce la serata, che non può cominciare se non con il saluto di Antonio Volza, che segue questa serata in diretta, dalla sua casa. Le parole di Antonio, la voce al tempo stesso fredda e densa di significato come può essere solo la dizione perfetta del sintetizzatore vocale, traduce il movimento dei suoi occhi.

 

Piano prendono forma i suoi auguri di Natale, il ringraziamento alla famiglia e agli amici, la combattività di chi sa di dover lottare non solo contro una malattia “paradossale, perché mentre la scienza ti permette di vivere, la società ti considera un peso, una spesa superflua”, ma anche con le esasperanti lentezze della burocrazia, specialmente del Sud.

 

Dopo un lungo e commosso applauso, prende la parola Antonia Casamassima, referente dell’Aisla-Taranto, malata di Sla da sei anni. “Io mi sono messa nelle mani del Signore- parla piano, con un tono chiaro e pulito –solo così posso affrontare questa sofferenza”.

Infine, il concerto del Nino Rota Cello Ensamble, diretto magistralmente dal calore del maestro Michele Cellaro.

 

 

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Alla musica il compito di dire le cose che non si possono dire; a Rota, Rossini e Modugno il compito di stemperare le paure, le ansie, di dipingere, nell’ascolto attento e sognante, fra gli applausi dei presenti, nonostante tutto, un’indefinita sensazione di speranza.

In disparte, discretamente, si raccoglievano fondi per l’Aisla, perché in futuro quelli che oggi sono timidi tentativi di studio diventino mezzi per combattere, e sconfiggere, la Sla.

 

Si è parlato di questa malattia come mostro, bestia, che stravolge la vita, che fa ammalare la famiglia, che “uccide il corpo mentre il cervello… l’anima, restano in vita”

 

“La malattia non porta via le emozioni, i sentimenti, e fa capire che l’essere conta più del fare. Può sembrare paradossale, ma un corpo nudo, spogliato della sua esuberanza, mortificato nella sua esteriorità, fa brillare maggiormente l’anima. “

Mario Melazzini -  presidente Aisla

 

 

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