La Canelòra: ce nàn nèveche e nàn chiòve, la vernète nàn è fòre, n'àte e quàranta dìje jè vìjrne angòre.
La Candelora - il 2 febbraio - se non nevica e non piove , non siamo fuori dalla stagione invernale, per altri quaranta giorni è ancora inverno
Ieri due febbraio 2009, non ha nè piovuto nè nevicato. Vorrà dire che per quaranta giorni ancora farà freddo e l'inverno starà ancora con noi. Almeno, questa è la tesi degli antichi nostri antenati. Sembra che però ci azzeccavano spesso per non dire sempre.
APPROFONDIMENTO
La Candelora, collocata a mezzo inverno nel tempo
astronomico, coincide nel ciclo agreste/vegetativo con la fine dell'inverno e
l'inizio della primavera; il più famoso detto popolare a riguardo infatti
recita:
"Quando vien la Candelora
de l'inverno semo fora;
ma se piove o tira il vento
de l'inverno semo dentro."
Questo sta a indicare che se il giorno della candelora
si avrà bel tempo, si dovranno aspettare ancora diverse settimane perchè
l'inverno finisca e giunga la primavera. Al contrario, se alla candelora fa
brutto, la primavera sta già arrivando.
E' quindi un momento di passaggio, tra
l'inverno/buio/"morte" e la primavera/luce/risveglio. Questo
passaggio viene celebrato attraverso la purificazione e la preparazione alla
nuova stagione.
Radici della
Candelora
Candelora è il nome popolare (deriverebbe dal tardo
latino "candelorum", per "candelaram", benedizione delle
candele) attribuito dai cristiani alla festa celebrata il 2 di febbraio in
ricordo della presentazione di Maria al tempio quaranta giorni dopo la nascita
di Gesù. Questo in quanto per gli ebrei, dopo il parto di un maschio, una donna
era considerata impura per un periodo di 40 giorni.
Le origini di questa festa sono però precedenti e sono
riscontrabili, in diverse forme ma tutte con lo stesso significato, in varie
parti d'europa.
Andando indietro nel tempo, in italia, a Roma,
risaliamo ai Lupercalia che si celebravano alle Idi di febbraio, per i romani
l’ultimo mese dell’anno, che servivano a purificarsi prima dell'avvento dell'anno
nuovo e a propiziarne la fertilità.
In questa celebrazione, dedicata a Fauno Lupercus, due
ragazzi di famiglia patrizia venivano condotti in una grotta sul palatino,
consacrata al Dio, al cui interno i sacerdoti, dopo aver sacrificato delle
capre, segnavano loro la fronte con il coltello tinto del sangue degli animali.
Il sangue veniva poi asciugato con della lana bianca bagnata nel latte, e
subito i due giovani dovevano sorridere.
A quel punto i due ragazzi dovevano indossare le pelli degli animali
sacrificati; con la medesima pelle venivano quindi realizzate delle striscie
(dette februa o anche amiculum Iunonis) da usare a mo' di fruste. Così
acconciati e con le strisce in mano, i due giovani dovevano correre attorno
alla base del Palatino percuotendo chiunque incontrassero, in particolare le
donne che si offrivano volontariamente ad essere sferzate per purificarsi e
ottenere la fecondità.
Un'altro momento particolare della festa era la
'februatio', la purificazione della città, in cui le donne giravano per le
strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce.
Per le tradizioni celtiche questa ricorrenza viene
chiamata invece Imbolc (da imbolg - nel grembo) e risulta particolarmente
legata alla triplice Dea Brigit (o Brigid), divinità del fuoco, della
tradizione e della guarigione; anche questa festa venne poi trasformata in età
cristiana e il ruolo della Dea affidato alla figura di santa Brigida, a cui
vengono attribuite tutte le caratteristiche della divinità, in particolare
quella del fuoco sacro.
Sempre in merito alle origini italiche della
Candelora, nel "Lunario Toscano" dell'anno 1805 si ritrova questo
testo: "La mattina si fa la benedizione delle candele, che si
distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla Chiesa per togliere
un antico costume dei gentili, che in questo giorno in onore della falsa dea
Februa con fiaccole accese andavano scorrendo per le citta', mutando quella
superstizione in religione e pieta' cristiana".
Per la cronaca, i gentili erano i pagani e la Dea Februa
era Iunio Februata (Giunone purificata), che veniva celebrata a Roma alle
Calende di febbraio. Quindi, la purificazione di Maria fu fatta coincidere (per
sostituirsi poi del tutto o quasi) con la festa pagana dedicata a Giunone e ai
Lupercali. L’usanza di benedire le candele pare invece essere di origine
francese e successiva alla processione (è documentata a Roma tra IX e X sec.)
L'orso della
Candelora
La Candelora in alcuni luoghi viene chiamata
"Giorno dell'orso". In questo particolare giorno, l'orso si
sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere come e' il
tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori. Un proverbio
piemontese in questo senso recita:
"se l'ouers fai secha soun ni,
per caranto giouern a sort papì"
Ovvero, se l'orso fa asciugare il suo giaciglio (cosa
che starebbe a indicare tempo bello per quel giorno) per quaranta giorni non
esce più.
Un altro proverbio simile al primo, ma meridionale in
questo caso, sostiene che se il due Febbraio il tempo è buono, l’orso ha la
possibilità di farsi il pagliaio e quindi l’inverno continua.
L'orso era anche protagonista di alcuni riti rurali
del mese di febbraio, collocati nel ciclo agreste/vegetativo: al termine di una
caccia simulata, l'orso viene catturato e portato all’interno del paese dove
viene fatto oggetto di dileggi e di scherzi. L'epilogo può variare
dall'"uccisione" dell'orso alla sua liberazione/fuga e ritorno alla
natura. La figura dell’orso è rivestita da qualcuno del luogo che non deve
essere riconosciuto fino alla fine della rappresentazione rituale.
A Putignano, in puglia, chi impersonificava
l'orso girava per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di
tamburi, si metteva a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio
che battevano le mani a tempo e lo punzecchiavano e colpivano con qualche
sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imitava o no l’atto del costruire
il suo rifugio (u pagghiar’).
A Mentoulles nel periodo di Carnevale, un uomo
veniva mascherato da orso e tirato con una catena o una corda per le strade,
dove veniva schernito e bastonato.
A Volvera invece (sempre nel periodo di
carnevale) un personaggio mascherato da orso apriva la sfilata in costume, e in
questa "rappresentazione" veniva mostrato pure il giaciglio asciutto
dell'orso (riallacciandosi al proverbio precedentemente citato).
A Urbiano si celebra la "festa
dell'orso": qualche giorno prima della ricorrenza, i cacciatori con il
volto annerito, andavano alla ricerca dell'orso, che (rappresentato da un uomo
travestito) veniva immancabilmente trovato la sera della vigilia. Cacciatori,
"orso", e domatore visitavano le stalle e le osterie con il pretesto
di spaventare la gente (e le ragazze) si lasciavano andare a trasgressive
bevute. Il giorno dopo, l'orso compariva in paese e, dopo aver fatto il giro
della borgata, ballava con la ragazza più bella prima di scomparire per
ritrasformarsi in uomo.
Questa festa ricorre non solo in piemonte e nelle zone
dell'arco alpino, ma anche in altre regioni (e nazioni); in tempi più remoti
l'orso della festa era vero, portato in giro da un montanaro/domatore che
andava da un paese all'altro facendo ballare l'orso nelle piazze. In seguito
questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l'orso fu
sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa
pantomima.
Questi riti riproponevano comunque una tradizione
antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione,
con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. Nello svolgimento di questi
riti traspare la simbologia dell'orso (che con l'inverno va in letargo e si
risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura. L'orso
può anche essere accostato alla figura dell'"uomo selvaggio". In
entrambe le raffigurazioni rappresenterebbe comunque il binomio natura - uomo.
Curiosità d'oltreoceano
Per gli americani è invece la marmotta a
"decretare" l'arrivo o meno della primavera. Il 2 febbraio viene
chiamato il "giorno della marmotta" e, in particolare, un paese
chiamato Punxsutawney, a nord di Pittsburgh in Pennsylvania, ospita il
Groundhog Day (giorno della marmotta - usato come sfondo per un noto film con
Bill Murray). In questo giorno, una marmotta chiamata Punxsutawney Phil è al
centro di una rappresentazione in cui viene fatta uscire dalla sua tana e se
vede la sua ombra, l’inverno continuerà per altre sei settimane.
http://it.wikipedia.org/wiki/Candelora
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