
Il 22 Agosto, presso il chiostro dei francescani, è stata inaugurata la mostra fotografica “Corpi Migranti”. Questa mostra è improntata sull’immigrazione in Italia, proveniente dal Museo Africano di Verona. In questa sede si è svolto un dibattito improntato sulle migrazioni viste come popoli in cammino, ove ognuno ha una propria storia, drammatica o lieta. Gli ospiti di questa serata erano il Sindaco, dott. Vincenzo Gigantelli, il Vescovo, Mons. Domenico Padovano, padre Antonio Guglielmi, il presidente dell’associazione “Turesi nel Mondo”, dott. Menino Coppi, il presidente dell’associazione “Umanità Solidale Glocal”, dott. Antonio Coletta ed alcuni stranieri ormai ben integrati nella nostra comunità turese. Tra loro, Pascal, proveniente dall’Africa occidentale - Costa d’Avorio, emigrato in Italia per perfezionare il suo lavoro di sarto. Dopo molte difficoltà, oggi vive con la sua famiglia a Turi e lavora presso una stazione di benzina. Lo stesso per una georgiana, che si è complimentata con la cittadinanza per la loro generosità e disponibilità. Il moderatore, Antonio Zita, ha introdotto l’evento riflettendo sulla situazione degli immigrati. In primis la partenza, legata al distacco dalla propria terra, il viaggio in clandestinità e le difficoltà di integrazione. A questo proposito il dott. Coletta ha enunciato i progetti avviati dalla sua associazione con il contributo dell’amministrazione comunale, che vertono su aiuti concreti a favore dell’integrazione. Infatti vi sono corsi di lingua italiana, aiuti di natura legale, sociale e lavorativi. Dunque il Sindaco si è soffermato sull’accoglienza dei cittadini turesi, marcando l’importanza di un dialogo interculturale con le associazioni e con loro stessi.
Un altro tema ricorrente, preso in considerazione dal Vescovo, sono i pregiudizi sulla clandestinità. Ciò che Mons. Padovano ha voluto mettere in luce, erano le componenti che spingono un popolo a divenir clandestino. “Questa è gente che fugge dalla povertà, dalla fame, dalla guerra, gente che vuole i propri diritti, un lavoro e la libertà.” Crede fermamente nell’accoglienza ricordando la parola di Cristo “Ero straniero e mi avete accolto”. In ultimo padre Antonio, missionario nel nord-est del Brasile per circa 20 anni, ha posto l’accento sul sistema economico che rende l’uomo oscuro, avido, pieno di paure e oggetto.
Il tema delle migrazioni ha avuto seguito il 23, presso la piazzetta della chiesetta di S. Rocco. L’assessore alla Cultura Franco D’Addabbo, moderatore, si è soffermato sul tema della tolleranza che in realtà presenta una nota dissonate rispetto al termine “accoglienza”, ed ha evidenziato la diversità come un valore da prendere in considerazione come un arricchimento della propria cultura. Dopo aver presentato l’evento ha passato la parola all’ing. Giacomo Spinelli che in occasione della commemorazione dell’84° anniversario di morte di due grandi italiani, Sacco e Vanzetti, emigrati in America e condannati alla sedia elettrica ingiustamente, ha realizzato un filmato destinato alla visione del pubblico di martedì sera. Sacco e Vanzetti furono giustiziati il 23/09/1927, erano anni in cui vi erano pesanti pregiudizi sugli italiani, a seguito dello sviluppo di una teoria che determinò la differenza di razze: il Darwinismo sociale. Gli italiani erano considerati una razza inferiore. Sebbene questo aspetto denota la comprensione che ci dovrebbe essere nei confronti degli immigrati, aggiunge Menino Coppi “l’importanza del processo unico Migrazione permette l’arricchimento del territorio e dunque la necessità di nuove menti”. Testimone ufficiale di questo concetto è Giuseppe Palmisano giovane turese, laureato in chimica presso l’Università di Bari, ricercatore in Danimarca. Ciò fa pensare alla fuga dei cervelli, ma Giuseppe mantiene ancora i contatti con la ricerca barese. Viaggiando però crea un approccio diverso al Mondo comprendendo aspetti che l’abitudine tralascia. È questa la testimonianza di un cervello brillante, turese, che viaggia in nome della conoscenza e della scoperta. Un'altra testimonianza riguarda due ricercatori egiziani, dott. Karam Forrag e dott.ssa Samar Shaarawi, residenti in Turi da qualche anno, entrambi ricercatori presso la facoltà di agraria di Bari. In sostanza il dott. Forrag si occupa di bonifiche sui terreni contaminati da metalli pesanti, come il cromo, mentre la dott.ssa Shaarawi si interessa di biologia molecolare. Entrambi mostrano le loro difficoltà dovute al distacco dalla loro terra, ma ringraziano calorosamente gli amici turesi che li hanno aiutati a superare le mille problematiche, anche legali.
In conclusione gli interlocutori hanno ringraziato tutti gli ospiti e il pubblico di aver reso possibile tutto ciò ed hanno espresso il loro entusiasmo nella riuscita di queste due giornate.
A chiudere il Sindaco ha sostenuto il desiderio espresso da Menino Coppi, di dotare il Comune di Turi di un centro di documentazione, creando un luogo di ricerca e stimolo. Ha terminato così il suo intervento con un’incitazione all’unità. “Cerchiamo d’essere uniti nella cultura, nel dialogo e nelle tradizioni.”
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Commenti
E poi mi dica, di quale dottrina si è nutrita per stabilire chi viene prima e chi dopo rispetto al soddisfacimento del diritto di salute, di lavoro, di istruzione, di vivere dignitosamente.
Una domanda alla ***...
Lei ha mai ospitato nella sua grande casa qualche extracomunitario bisognoso..o si fa' portavoce di cause da sventolare bandiere e poi come di solito accade specie nelle famiglie xbene o di buon partito, sono i primi ad essere diffidenti o razzisti.
La saluto augurandole buon lavor0
L'unica concessione è stata l'uso di un'aula al Polivamente,dopo un anno di corso d'italiano nella sede dell'Associazione, diventata insufficente per il numero dei frequentanti.Non si tratta dunque di qualche manifestazione annuale,( che ben vengano anche quelle) ma l'essere accanto,conoscerli per quanto ci è possibile,accogliere i bisogni di chi arriva da altri mondi,lasciando gli affetti più cari,situazioni drammatiche da cui è difficile staccarsi facilmente per inserirsi in un contesto completamente diverso.E il nostro impegno si avvale del ricordo dei nostri parenti che, negli anni 50/60, hanno sofferto tante umiliazioni e soprusi in Svizzera, Belgio..E' pur vero che in altre occasioni, ci siamo comportati con lo stesso impegno con turesi nel bisogno. Non siamo eroi!!Siamo solo cittadini che vogliono vivere e partecipare attivamente alla costruzione della propria città 'solidale''solida', coesa, perchè conviene a tutti, vecchi e nuovi turesi,vivere in un clima di armonia, di pace,come fratelli. Non siamo forse tutti appartenenti alla stessa famiglia umana? E' implicito l'invito a chi vuole unirsi a Umanità Solidale Glocal con "fatti e non chiacchiere..."