Storia tragicomica di un giornalista precario

loconte

Un libro per colleghi precari e non. Un racconto di vita vissuta, non rivolto soltanto a lettori giornalisti. Questo è il libro di Antonio Loconte, giornalista precario, licenziato senza alcun apparente motivo. Dopo esser stato presentato nei nostri comuni (a Polignano durante “Il libro possibile”, a Turi venerdì scorso), “Senza Paracadute. Diario tragicomico di un giornalista precario – Adda Editore” sta girando in tutta Italia.  

Ma chi è il giornalista?


Sono illuminanti le parole di Gustavo Delgado, proferite con lucidità e sicurezza durante la presentazione del libro: "Il giornalista non appartiene a nessun ceto. Appartiene al mondo di tutti, ma ha dei valori. Il giornalismo è una missione e impone dei doveri di coscienza".

Spesso i giornalisti sono sfruttati e maltrattati. Il giornalista Rai, Antonio Caprarica, scrive in prefazione: "La storia di Antonio Loconte è il paradigma di un'Italia che si nega il futuro".

Con l’intervista che segue, rilasciata da Antonio Loconte, in tour per presentare il suo libro, vogliamo invitare alla riflessione colleghi giornalisti che ci leggono.

Antonio, nel tuo diario tragicomico, racconti la vita di un giornalista precario. Qual è la differenza tra un giornalista precario e il precariato in generale nel mondo del lavoro?

“Un precario lo è indipendentemente dal settore in cui viene sfruttato a causa della fragilità contrattuale. La differenza sta soprattutto nel fatto che il 90% dei giornalisti senza posto fisso sono totalmente succubi del padrone, per la verità lo sono anche molti dei garantiti. Non li vedi scendere in piazza, lamentarsi anche se guadagnano 2 euro ad articolo e di pezzi ne fanno un centinaio al mese, non dicono mai di no perché sono troppo presi dalla propria immagine e dall'idea che questo mestiere si possa fare solo in questo modo. Non li vedrai mai marciare su Roma come gli operai dell'Ilva o dell'Alcoa.”

Nel libro racconti episodi e fatti realmente accaduti quando lavoravi per Telenovela diretta da Guido La Nave. Tu eri l'attore protagonista? Scherzi a parte, come mai hai scelto questi pseudonimi? Non saranno un caso...

“Probabilmente resterai deluso. Sono casuali in realtà. Telenovela perché non potevo chiamarla telepierino, l'altro prodotto di punta di molte emittenti private che hanno deciso di ridurre al minimo l'informazione pur avendo una decina di canali da riempire. Guido La Nave semplicemente perché in quei giorni affondava la Concordia: la metafora di ciò che sta accadendo a decine di redazioni. I nomi all'inizio erano reali, ma la cosa non piaceva a mia madre, a mia moglie, all'avvocato e all'editore.”

Quali sono le cause del precariato nel mondo del giornalismo?

“Davvero lo vuoi sapere? Intanto la connivenza dei giornalisti con gli editori farabutti (una buona parte), poi i dopolavoristi: insegnanti, sportivi, avvocati, geometri, ingegneri, preti, medici con il pallino della scrittura; i master di giornalismo, così come sono fatti, sono autentiche fabbriche delle illusioni; i figli di papà e quelli che diventano giornalisti per ereditarietà; gli statisti e i tirocinanti, messi non ad affiancare i professionisti, ma a prenderne il posto; sindacalisti e rappresentanti istituzionali che rappresentano solo una parte della categoria; la vigliaccheria di chi si lamenta in camera caritatis, ma dimentica i nomi degli aguzzini davanti a un giudice. Un'altra volta ti dico il resto delle lacune, che non sono a insetti, quelle sono le locuste.”

Cosa pensi della stampa locale, dei tanti siti e giornali che popolano il mondo del giornalismo locale?

“Benedetta sia la stampa locale, non mi riferisco a quella boriosa, faziosa, in alcuni casi persino pericolosa ovviamente. La pluralità dell'informazione é alla base della democrazia. Molto del futuro di questo mestiere sta nelle storie della porta accanto, come in America succede già da qualche tempo. Dove sta scritto che al lettore, allo spettatore o al navigatore interessino le stesse cose? Sempre più spesso leggo e vedo direttori che sentenziano di spread, dell'ascesa di Renzi, di Afghanistan, ma non incidono più nei loro territori.”

Spesso si dice che i lettori non si fidano più dei giornalisti. E se fosse vero anche il contrario? Secondo te, esistono delle regole per i lettori, su come informarsi nel miglior modo possibile? 

“I lettori non si fidano dei giornalisti, é vero. Il contrario é irrilevante e non mi interessa. Ti fideresti di un testimone che giura il falso, di una moglie adultera, di uno sportivo dopato? Io no. É importante non fermarsi alla prima campana, leggere più fonti, non prendere per buono tutto ciò che i guru dei social network ci propongono come verità assolute. Il guaio é che non abbiamo tempo e soldi e quindi il confronto non é sempre possibile. E soprattutto non bisogna confondere i blogger con i giornalisti, sono due lavori diversi, quindi anche ciò che scrivono rispondono a canoni diversi.”

Un consiglio ai nostri lettori...

“Ai ragazzi che sognano di fare questo mestiere dico non smettete mai di inseguire il vostro sogno; a chi é rimasto senza lavoro improvvisamente dico di continuare a lottare, di non umiliarsi pur di apparire in onda o firmare un pezzo; ai lettori l'appello principale: indignatevi se chiude un giornale o un giornalista perde ingiustamente il lavoro. I primi a pagarne le conseguenze sarete proprio voi. Ai colleghi l'invito a togliere la testa da sotto la sabbia nel giardino del padrone. La libertà e la dignità non hanno prezzo. Una volta svendute non si torna indietro.”