Venerdì 12 Agosto 2022
   
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Sovversivo o eroico? Il personaggio di Antonicelli

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Una grande partecipazione di pubblico, nella serata di sabato 28 marzo, presso il Centro Studi di Storia e Cultura di Turi, per la presentazione de “Il Sovversivo”, di Giancarlo Girardi (curatore dell’opera) ed. Liberetà.

La storia familiare della famiglia Antonicelli ha bussato alla porta delle future generazioni lasciando pagine di un vissuto che le generazioni future non erano in grado di “immaginare”. Così, con un carico di emozioni che completano il vissuto di un uomo, del capostipite di una grande famiglia massafrese, s’intreccia la memoria di un'epoca storica, di lotte, d’idee, di pensieri, di azioni che hanno regalato a tutti noi la possibilità di raccontarle e soprattutto avere importanti riconoscimenti.

A presentare questa parentesi familiare, cittadina e civile, il nipote di Antonicelli, Giancarlo Girardi, insieme a Angelica De Tomaso, anche lei discendente della famiglia, il Dott. Domenico Resta, Presidente del Centro Studi, il prof. Raffaele Valentini e il prof. Ferdinando Dubla, storico del movimento operaio.

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“Neppure io potevo ipotizzare la storia della mia famiglia” - ha esordito Angelica De Tomaso, sottolineando come i grandi sforzi familiari siano rimasti taciuti negli anni a seguire da chi li ha vissuti, emersa poi per caso, per volontà di chi ha finalmente scoperto e poi fatto parlare tutto quello che è stata la lotta per l’emancipazione della classe operaia, contadina.

“Il Sovversivo” non è la storia raccontata sui libri di storia, “non è la storia dei vincitori” – come ha sottolineato il curatore dell’opera, bensì è la storia di un uomo, di una società, di colui che vicino alle idee gramscianeha tradotto “l’incoscienza in coscienza politia”. Racchiuso in due memoriale, quello della storia di Massafra e quello di una famiglia bracciantile, “Il Sovversivo” è la storia l’ha vissuta e sofferta, in silenzio, ignorato di Angelo Antonicelli, che si fa forte dell’amore e del sostegno della sua compagna di vita e di lotte, Maria Scala, donna devota al marito e alla religione, che grazie a 65 pagine di quaderno, è venuta alla luce.

È una storia di “crisi e riscatto” come l’ha definita Ferdinando Dubla, di un contadino di Massafra, che è il contadino di una qualsiasi terra del meridione, che all’età di settant’anni decide di scrivere le sue memorie, portando alla luce sentimenti, emozioni, forza e coraggio di un uomo, una famiglia che è ricordata più per i suoi silenzi, che per le sue voci, ma che finalmente un giorno trapela, dai meandri della memoria, per trovare presto luce e vigore. È così che si compone la vita di un contadino semianalfabeta, che a soli nove anni deve lasciare la scuola per lavorare, ma presto di accorge che “avere una cultura” è fondamentale se si vuole davvero uscire dallo stato di sfruttamento.

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