Martedì 15 Ottobre 2019
   
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I nostri giovani ballano tanto… fuori Turi

Renoir, Ballo al Moulin de la Galette

Breve viaggio nella sociologia turese, alla scoperta dei mitologici “posatori”

“L’italiano balla male” – questo il ritornello di un iconico singolo pubblicato nel 2012 da Fabri Fibra, ovvero uno dei rapper più in vista e controversi dell’intera scena hip hop italiana. Il brano in questione, tra i pezzi più scaricati all’epoca su iTunes e a lungo in rotazione su numerosi network radiofonici, scatenò un effetto domino in virtù del quale centinaia di utenti caricarono su YouTube un video autoironico in cui ognuno di loro, sostanzialmente, ballava male, se non malissimo.

Volendo ripetere questo simpatico ed apparentemente innocuo esperimento sociologico qui a Turi, i risultati potrebbero essere diversi: forse nessuno avrebbe il coraggio di riprendersi in pose, movimenti e “faccette” tanto sincere quanto genuinamente risibili.

Un frame del video 'L'Italiano balla male'

La convinzione sottesa a questa ipotesi è presto spiegata: al termine dell’ormai conclusa estate 2019, possiamo affermare che tanti giovani turesi non solo hanno voluto partecipare alle varie occasioni di svago e divertimento proposte durante i pomeriggi e le serate della bella stagione, ma le hanno addirittura organizzate. Si pensi a tal proposito ai giovanissimi di “Insomnia 2k19”, ai ragazzi di “OPS”, della “Turi Summer Cup”, del “Greenwood” Festival o a coloro che hanno permesso l’esistenza della QRace.

Insomma, nonostante molti adulti abbiano nel tempo sentenziato a sfavore dei giovani turesi, bollati e additati come assopiti o addirittura assenti, l’estate che abbiamo, seppur non ancora formalmente, salutato, è stata all’insegna dei ragazzi, lodevoli registi e attori protagonisti in serate che fanno bene alla collettività tutta, compresi quegli adulti “pessimisti” di cui sopra.

ballo

Tutto molto bello, eppure, come sempre, c’è un “però”. Quella che inizialmente era soltanto la personale opinione di chi vi scrive, e che stiamo per riportarvi, è stata infatti prontamente condivisa sui social network, a sostegno del fatto che pare esserci per l’appunto un “però”, uno scheletro nell’armadio in questo “verde” scenario promettente: nonostante molti giovani, come anche attività emergenti nel panorama della “movida” turese, si siano concretamente adoperati per dar luogo a situazioni d’intrattenimento di vario tipo, in locations diverse e con cornici musicali differenti, sono in pochi a ballare. Una questione che può sembrar frivola ma che tuttavia ha scatenato un sano confronto di opinioni tra interlocutori di varia età, estrazione sociale e gusti soggettivi.

Ecco, sicuramente, “de gustibus non disputandum est”, ma sembrerebbe – strano a dirsi – che al di là delle proprie personalissime inclinazioni, in molti siano d’accordo nell’affermare che il turese sia portato a ballare con molta fatica o, se preferite, che il ghiaccio non sia così facile da rompere nelle serate offerte, spesso gratuitamente e con notevoli sforzi, alla popolazione locale. E via, dunque, con ipotesi ed archetipi sociologici, come quello del “poser”, ovvero, in italiano, del “posatore”. È opinione condivisa, infatti, che a Turi si tenda a posare, a rimanere composti con l’obiettivo di mostrare il proprio status e al contempo di nascondere il più possibile la propria vera identità che, invece, viene fuori in occasioni danzerecce organizzate a (profumato) pagamento fuori dal nostro territorio: il tutto, va detto, col rischio di mettersi alla guida dopo aver bevuto quanto basta per incorrere in multe o, peggio, nel ritiro della patente.

La danza, espressione comunicativa che ritroviamo negli animali come nell’uomo, rappresenta un patrimonio culturale che non merita di esser sacrificato sull’“altare della posa” ma a Turi pare che anche i ragazzi tendano a dimenticarlo, preferendo ricordarsene in contesti forestieri o comunque estremamente privati.

 

TRA L'APPARIRE E L'ESSERE, IL DISTINGUERSI E L'OMOLOGARSI

Intervengono i ragazzi di Continuum Events, il consigliere Susca e due giovani forestieri

Ebbene, perché tutto questo? Abbiamo raccolto alcune risposte in merito e, di seguito, ve le presentiamo in carrellata.

I primi ad esprimersi sono i ragazzi di “Continuum Events”, ovvero gli organizzatori del “Greenwood” di cui poc’anzi, nonché festival che lo scorso 3 agosto ebbe modo di far risuonare il boschetto Zaccheo con tanta musica elettronica: “A Turi non c’è una tradizione importante di eventi dedicati alla musica da ballo. Gli eventi di questo tipo sono pochi e dunque il turese è scettico su queste iniziative, preferendo andare a ballare fuori, nei paesi limitrofi. C’è quindi la convinzione per la quale Turi non è adatta a serate di questo genere e la gente finisce per sentirsi poco a proprio agio o per provare imbarazzo. Come anche ci sono coloro che partono prevenuti, presupponendo in anticipo esiti negativi anche quando si tenta di organizzare qualcosa di nuovo come è accaduto quest’estate”.

Il successo di Greenwood

Una risposta più articolata, ma non tanto differente da quella appena documentata, ce la fornisce Lilli Susca, attualmente consigliere d’opposizione: “Adesso non vorrei spacciarmi per sociologa, ma azzardo un'ipotesi. Da qualche anno si assiste al dilagare di un fenomeno piuttosto curioso: i balli di gruppo, e non solo nelle balere. Il fenomeno coinvolge tutte le fasce d'età, anche i più giovani. È un modo di ballare che accomuna, unisce, diverte e soprattutto ti evita lo sforzo di pensare, sempre che di pensiero si possa parlare, quando si tratta di muoversi al ritmo di una qualsiasi musica. Ballare "fuori dal coro" dei balli di gruppo vuol dire reagire in modo autonomo e personale alla musica, cercare un modo di ballare che sia distintivo, che parli di noi in qualche modo. In realtà tutto avviene in modo istintivo e spesso ci si adegua alle mode del momento, perché anche nel modo di ballare in discoteca ci sono sempre state mode o modelli da seguire e le ballerine sui cubi servivano anche per questo. Ma nel ballare da soli, in autonomia, è insita una dichiarazione di indipendenza e di volontà di esprimersi che nei balli di gruppo non c'è. Ora, cosa succede se a ragazzi abituati a muoversi all'unisono viene proposto pop-rock o synth pop anni 80? Forse succede che sono spaesati anche perché in quelle sonorità difficilmente si riconoscono. Ovviamente sto generalizzando. Ci sono anche tanti ragazzi che amano "ballare da soli" e al ritmo di musica "free jazz punk inglese", ma forse non hanno voglia di lasciarsi andare in esibizioni di air guitar davanti a nonni e zii che passeggiano serenamente lungo il lato B della villa comunale. Mentre i cinquantenni, ormai immuni alla vergogna, ballano liberamente, cantando ogni singolo verso di ogni singolo pezzo proposto dal dj coetaneo e compagno di tante avventure”.

Tomorrowland, uno dei più rinomati festival di musica elettronica

A proposito di luoghi pubblici adibiti a piste da ballo, Domenico Murro, titolare della Ferramenta Murro, ricorda quando, tempo fa, era possibile muoversi a tempo di musica direttamente a Piazza Venusio; prima, però, di farci sorprendere dalla nostalgia, è meglio andare avanti con gli ultimi due commenti in scaletta: il primo è di una ragazza nocese, mentre il secondo appartiene ad un giovane barese, rispettivamente coinvolti per dare una prospettiva esterna a quest’indagine.

Maristella, da Noci, scrive: “La gente si mette in posa, vuole apparire, mostrare ciò che nemmeno sa di essere; preferisce posare piuttosto che divertirsi, perché altrimenti “cosa devono dire gli altri?”. A Noci abbiamo il bar per “fare la posa”, il locale per bere e rilassarsi ed abbiamo feste in aziende agricole per conoscere gente nuova e ballare. Addirittura, abbiamo la possibilità di imparare a ballare il walzer o la mazurka al parco giochi con il centro anziani. Ci sono veramente mille possibilità: dipende da ciò che si ha voglia di fare”.

Massimiliano, da Bari, invece afferma: “Mio malgrado ho scoperto che i baresi non hanno voglia di spostarsi, né di scoprire nuove situazioni proprio perché a Bari c'è "tutto" o quasi. Forse sono uno dei pochi baresi che non si accontenta e cerca magia altrove”.

Al termine di quest’indagine ne risulta che il prototipo del posatore, annoiato quasi per definizione, contempla dunque due volti diametralmente opposti: colui che posa perché “ha tutto” e colui che invece agisce in questa maniera perché pensa di non aver “nulla”, o quantomeno nulla di meglio rispetto alla propria immagine da mostrare con attenzione chirurgica. Certo è che, unendo le opinioni qui raccolte, non è possibile presupporre la nostra città inadatta al ballo e dunque rendere nulle le varie occasioni che si creano; non è possibile vedere castrato il divertimento di tanti giovani a causa dei “cattivi pensieri” che possono elaborare i più grandi, come se questi a loro volta fossero già nati nella compostezza della propria età adulta; non è possibile, purtroppo, sperare nella riuscita di una qualsiasi serata se ad essa manca il motore immobile che tutto muove, ovvero la spontaneità del gruppo di persone che vi prenderà parte.

Forse i turesi necessitano di momenti in cui conoscersi davvero, lontano dai giudizi e dalla competitività; forse, semplicemente, è molto più comodo essere spontanei con chi non si conosce e né si rivedrà mai più. Ad ogni modo, l’esempio del parco giochi di Noci o magari occasioni simili ai “festini” tradizionali di Sammichele possono essere d’aiuto nella rottura del ghiaccio e, al contempo, ad insinuare maggiore spontaneità anche tra persone “costrette” a vedersi ogni giorno: questo è, invece, tutt’altro che in forse.

LEONARDO FLORIO

Commenti  

 
B.Elefante
#2 B.Elefante 2019-09-15 14:18
Lilli ha centrato.
il turese e ancor più la turese (che... funge da avanguardia la donna in questo campo) sono tutto il contrario del posatore. Se non gli viene di mettersi a ballare a turi è proprio perchè si sentirebbe come una che fa spettacolo , una specie di attrice... dinanzi a tanti che fanno la parte degli spettatori passivi. Il giovane turese, ma non solo turese, si lancia e slancia la dove intorno vede gente che ha la stessa sua aspirazione ed è lì per agire non per assistere passivamente e magari disprezzare anzichè apprezzare.
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Anni 90
#1 Anni 90 2019-09-15 10:13
Troppo tardi..troppa competizione c'è stata negli anni passati tra i gruppi di varie comitive. A Turi sono tutti posatori Bar-risti del con 5 euro scrésch la serèt mbach oobarr a vantàrm e crrétchè a cùd e cùddùalt...a Monopoli(Trappeto, Purple beach,villa carenza, ect)-Conversano-Taranto(Cromie) si trasformanoce diventano tutti amici in lista con prevendita da febbre del sabato sera.
Poi non dimentichiamo che abbiamo perso una generazione (nati '80-'00) che sono letteralmente scappati da Turi per lavoro.
Ripeto troppo tardi...la prossima generazione di Turi sono i forestieri(nulla contro eh) sempre se non scappano prima del tempo.
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