Venerdì 22 Novembre 2019
   
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Fascismo, massoneria, mafia e agenzie atlantiche

Stefania Limiti

Stefania Limiti a Casa delle Idee con una disamina dei poteri occulti che hanno agito nella nostra Repubblica

Se doveste chiederle un resoconto storico-politico in grado di riassumere gli ultimi 50 anni della Repubblica Italiana, ne uscireste pienamente soddisfatti: Stefania Limiti è, come si suol dire in gergo, “una che ne sa” e questo si percepisce forte e chiaro dai suoi racconti e dagli aneddoti che dispensa intrecciando un filo del discorso quasi mai monodirezionale, ma sempre lineare nella sua chiarezza. D’altronde, la Storia è assimilabile ad un tessuto dalle trame fitte, dal momento che una causa può comportare numerose conseguenze, talvolta per anni latenti: a maggior ragione se parliamo della storia dei poteri occulti in Italia, di cui la Limiti è estrema conoscitrice. Per tutte queste ragioni, il terzo incontro del secondo ciclo di seminari sui 70 anni della Costituzione è stato a dir poco entusiasmante, oltre che particolarmente seguito dalla cittadinanza turese. Alina Laruccia, presidente di “Didiario – Suggeritori di libri”, può dunque dirsi estremamente soddisfatta per questo appuntamento presieduto da Stefania Limiti.

CHI È STEFANIA LIMITI

Prima di addentrarci nelle parole di quest’importante ospite ricevuto a Casa delle Idee lo scorso 25 ottobre, conosciamo meglio il suo profilo professionale: laureata in Scienze politiche, diventa giornalista professionista e collabora con Gente, l’Espresso, Left, La Rinascita della Sinistra, Aprile, Il Fatto. Nel tempo la Limiti si è dedicata alla ricostruzione delle pagine ancora oscure della recente storia italiana, svolgendo inchieste giornalistiche attraverso l’analisi delle sentenze giudiziarie ed interviste ai protagonisti. Questo suo lavoro è confluito nei libri “L’Anello della Repubblica”, “Doppio livello”, “Complici” sul caso Moro, “La strategia dell’inganno”. Incredibilmente viene poi processata e assolta nel gennaio 2018 per non aver rivelato alla Procura di Caltanissetta una fonte citata nella sua ricostruzione della strage di Capaci. Ha inoltre realizzato un’inchiesta sul dossier voluto dai Kennedy riguardo l’assassinio di JFK, dal titolo “Il Complotto”. Da anni segue la questione palestinese su cui ha scritto “I fantasmi di Sharon”, come anche non va dimenticato “Rapito a Roma”, un’opera sul sequestro del tecnico nucleare Mordecai Vanunu, compiuto in Italia da parte del Mossad.

I POTERI OCCULTI IN ITALIA

Dopo questo quadro generale, torniamo a venerdì scorso, nella sala conferenze dell’ex Polivalente, la Limiti inizia la sua dissertazione a partire dall’art.1 della Costituzione, messo forse in ombra nei precedenti due incontri con Giorgio Benvenuto e Rosanna Oliva De Conciliis, i quali hanno entrambi utilizzato come incipit il terzo articolo della nostra carta costituzionale. Dopo aver rotto il ghiaccio, ha iniziato a profilarsi in sala la fitta foresta di fatti e narrazioni che albergano nella memoria della Limiti: “Ogni potere – spiegava – ha una sua parte oscura. Tanti poteri, anche senza legittimazione, hanno deciso e influito nella storia italiana. Quello dei poteri occulti non è un tema che è entrato nelle accademie, perché estremamente paludoso: quando si parla di queste tematiche, è difficile trovare un documento. Dall’inizio della Repubblica non abbiamo vissuto una dialettica democratica normale, specie a causa della guerra fredda, difatti è complesso pensare di ricostruire la vera storia della Repubblica dal ’48 all’89 senza osare entrare in terreni difficili, ma che vanno necessariamente scandagliati”. A questo punto, per rifuggire qualsiasi complottismo sterile, bisognerebbe domandarsi quale sia la radice e lo sviluppo dei poteri occulti in Italia, quale loro influenza effettiva: “C’è stato un periodo in cui le Forze dell’Ordine e i Servizi Segreti italiani, gestiti nel passaggio alla Repubblica dal capo della CIA Julius Angleton, vennero completamente monopolizzati dalla Loggia P2. Alle origini della nostra Repubblica – dirà più tardi – esisteva una sorta di Anti-Stato legato ad un’eredità fascista non completamente esautorata: molti uomini fedeli al regime non solo vennero perdonati eticamente, ma anzi sono stati per molto tempo nei gangli delle nostre istituzioni. Ebbene questa eredità, fatta di reti, uomini, strutture, armi e quant’altro fosse legato al fascismo, non venne sistemata una volta per tutte, ma trascinata nel corso dei primi decenni della Repubblica”.

LA STRATEGIA DELLA TENSIONE

Ovviamente non poteva mancare un’analisi della strategia della tensione, definita dalla Limiti come una modalità di condizionamento continuo della democrazia: “La strategia della tensione non va intesa semplicemente attraverso atti violenti o stragismo, ma va osservata anche negli aggiustamenti di alcune sentenze cruciali, nei depistaggi ecc.”. Tornando alle ingerenze del fascismo, dirà più tardi: “La democrazia italiana è stata sottoposta a continui scossoni perché ci sono state maglie molto ampie all’interno delle quali si sono inserite spinte di diverse natura: una del vecchio Regime, sostenitrice di istanze conservatrici, desiderosa di liquidare le altre, ovvero le spinte delle correnti progressiste. Il Servizio Segreto di allora, il SIFAR, preparò una schedatura composta da centinaia di nomi di politici, magistrati, giornalisti che dovevano essere immediatamente incarcerati. Ebbene, mentre avevamo un’Italia che guardava le riforme (nazionalizzazione energia elettrica, riforme agrarie ecc.), c’erano molte interferenze dovute all’eredità fascista.

MASSONERIA E MAFIA

Queste due forze hanno esercitato un’influenza spaventosa in Italia per decenni. “Alla caduta del Regime – spiegava la Limiti – si contavano circa 45 gruppi massonici che testimoniavano la frantumazione del “partito della borghesia” generata dal fascismo. Questi gruppi assunsero un ruolo d’intermediazione molto forte in un Paese che aveva due costituzioni: una formale (antifascista) ed una sostanziale che cercava di mettere fuori gioco le forze progressiste. L’Italia poi viveva una doppia fedeltà: una Atlantica verso gli USA e una interna. Stesso discorso per la mafia, il cui potere andava ad impedire che alcuni spazi venissero usati dalle istanze sociali. Mafia e massoneria hanno avuto una loro storia: i corleonesi degli anni ’70 che intermediavano il potere non erano la mafia stragista degli anni ’90. La stessa P2 venne riattivata e affidata a Licio Gelli negli anni ’70 per stabilizzare la Repubblica e controllare i Servizi Segreti. Attualmente non possiamo nemmeno escludere l’ingerenza della stessa P2 di Licio Gelli nel caso Moro”.

LE AGENZIE ATLANTICHE

“Riguardo la forza e l’efficacia delle agenzie atlantiche è difficile “trovare la pistola fumante”: la storia però è stata ricostruita. Dopo la guerra, le nazioni del Patto Atlantico si organizzarono sulla base di strutture occulte per compiere atti di guerra non convenzionale: conosciamo la Gladio, ma ce n’erano altre come La Rosa dei Venti che nel ’74 venne smantellata dai Magistrati; tante erano all’epoca le strutture, interne alle forze armate o dei civili, pronte ad aderire ad un colpo di Stato. Non vanno poi dimenticate tutte quelle figure che avevano il compito di rendere estremi tutti quei momenti di protesta popolare che si susseguivano in quegli anni, anche ricorrendo all’arma della strage. Lo stragismo serviva per creare insicurezza nell’opinione pubblica. L’Italia, tra i paesi con il più alto numero di stragi al mondo, è stata sottoposta ad una continua strategia della tensione e del caos, perché al centro del Mediterraneo e perché la politica su basi progressiste era rifiutata dal Patto Atlantico”.

LA LEGA E LA MAFIA

“La Lega di Bossi ebbe il ruolo di traghettare verso il Nord le strutture mafiose. Pensiamo a quando Maroni non aprì un accesso agli atti di un Comune del Settentrione e alle ingerenze mafiose ormai dilaganti anche a Nord sotto il potere della ‘Ndrangheta che, con uno spaventoso commercio di droga, ha accumulato capitali poi reinvestiti trovando da parte delle nostre istituzioni un contrasto davvero debole. Quando Salvini era Ministro degli Interni – dirà più tardi la Limiti - andò al Foro Ambrosetti e disse: “Non è la prima volta che vengo qui. Spesso sono stato ricevuto da persone che ti danno la carta d’identità massonica”.

DUE QUESTIONI

Concludiamo questo resoconto con due risposte fornite dalla Limiti in merito a due questioni. La prima riguarda il peso della sovranità dei popoli qualora paragonato a quello dei flussi economici: la risposta è un secco “pesa decisamente poco”. La seconda invece riguarda la legittimità di una democrazia che potrebbe fondarsi su una votazione condotta su piattaforma virtuale: “La democrazia è una cosa importante. Scambiarla con un voto su una piattaforma può provocare la perdita di molta consapevolezza”.

LA STRATEGIA DELLA PROPAGANDA

Ebbene, sulla scia di questa conclusione potremmo ipotizzare quest’oggi la presenza non di una strategia della tensione, bensì di una strategia della propaganda dove i contenuti lasciano letteralmente il tempo che trovano perché manipolabili da chi li produce e facilmente dimenticati da chi invece li assorbe. Se il tempo è andato avanti, la politica italiana, la sua dialettica e l’intero elettorato hanno invece fatto preoccupanti passi indietro, a tal punto che un Goebbels, a distanza di quasi un secolo, potrebbe oggi fagocitare con estrema semplicità l’intero dibattito politico pubblico seguendo quegli 11 principi della comunicazione manipolata e manipolativa: il principio della semplificazione e del nemico unico, quello del contagio, della trasposizione, della volgarizzazione, dell’orchestrazione, del rinnovamento, della verosimiglianza, del silenzio, della trasfusione e quelli più preoccupanti per una democrazia, ovvero il principio della (falsa) unanimità e quello dell’esagerazione che caratterizzano un dibattito politico sempre più monopolizzato da innumerevoli, altisonanti iperboli e dati statistici falsati nella lettura. È dunque il caso di dire che gli slogan, oltre che il riso, abbondano sulla bocca degli sciocchi. LEONARDO FLORIO

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