Venerdì 23 Aprile 2021
   
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“La condizione sociale della persona”

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La riflessione del prof. Mimmo Leogrande in occasione dell’anniversario della nascita dello Statista italiano

Ogni anno, il 23 settembre, giorno della nascita di Moro, il Centro Studi “Aldo Moro” di Turi deposita una corona di alloro presso la lapide dello Statista di piazza Moro. Una manifestazione che serve per ricordare un Grande Uomo. È anche l’occasione, come ho avuto modo molte volte di dire, di riflettere sul Suo pensiero.

Questa volta lo spunto è arrivato da un bellissimo articolo su IlSole24ore di Padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, dal titolo “Guadagnare non più cose, ma più umanità”. In occasione dell’evento “Oltre i confini. Il cortile di Francesco”, organizzato ad Assisi, Padre Fortunato ha evidenziato un tema molto dibattuto in politica: prima noi o gli altri? E se dicessimo: Insieme? Egli pone l’attenzione sul tipo di economia che si dovrebbe mettere in atto, se egoistica o condivisa. Dice Padre Fortunato: “L’obiettivo può essere quello di una nuova economia, che non aumenti le disuguaglianze ma che ci renda tutti fratelli o, meglio, Fratelli tutti”. Nell’evento si è alzato il grido dell’economia francescana che, dal basso, deve arrivare alle istituzioni, affinché si prendano cura dell’uomo.

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente, ovviamente, quanto Moro diceva circa 50 anni fa. Egli già allora sosteneva: “quando si parla di una giusta economia non si parla solo di efficienza produttiva, ma di condizione sociale della persona, di qualche cosa che va al di là della pur naturale rivendicazione di benessere e di giustizia, per toccare la posizione dell’uomo ed il suo modo di essere, il solo accettabile e appagante, nella società….”.

Per Moro l’economia non deve essere il termine ultimo, la ragion d’essere, il senso fondamentale della umanità. L’economia deve essere al servizio dell’uomo. Gli interventi in politica economia devono mirare ad una comunità fondata sul principio della pari dignità dei cittadini e sul patto sociale della riduzione delle disuguaglianze. Ogni azione deve mirare alla ricerca del bene comune, che dovrebbe essere il compito e il fine di una società giusta. Questa azione, diceva Moro, deve essere condotta da tutti coloro che hanno le redini dell’economia, dalle istituzioni pubbliche a quelle private; ognuno ha il dovere di rendere l’economia e l’industria più solidale. Ecco l’attualità del pensiero di Moro, Colui che poneva sempre al centro di tutto la persona, la sua condizione sociale.

Purtroppo, la crisi finanziaria globale che abbiamo vissuto ha drammaticamente peggiorato le condizioni di vita di milioni di persone; la prevalenza del profitto e dell’interesse privato hanno disegnato scenari molto diversi da quello che auspicava Moro. È qui che le parole di Padre Fortunato assumono un valore straordinario. Si riprende il pensiero di Moro, in un momento così difficile, quello di impegnarsi a risolvere i problemi, a ridurre, se non ad eliminare, le disuguaglianze. Moro sarebbe stato in prima linea in questo evento, avrebbe messo tutte le Sue energie al servizio della idea di individuare e sostenere un modello di sviluppo che guardi non al solo profitto, ma sia orientato al bene comune.

Che bello leggere, infine, il messaggio finale del Cortile di San Francesco: “Attendiamo un’alba nuova, un nuovo modo di fare economia. Perché prima della competizione sta l’uomo. Perché prima delle differenze sociali ed economiche sta il senso dell’umanità che ci unisce. Perché possiamo andare oltre i confini, economici, politici e sociali che ci dividono”. Ho rivisto le parole di Moro: la persona prima di tutto.

Mimmo Leogrande
Presidente del Centro Studi “Aldo Moro” di Turi

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