Venerdì 23 Aprile 2021
   
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“Io e il minotauro”: la violenza sulle donne in un romanzo senza censura

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Domus Libri presenta sul suo canale YouTube il romanzo di Elena Bibolotti. Interverrà anche l’assessore Imma Bianco

Tornano le presentazioni di Domus Libri, il Presidio del Libro turese, ancora una volta a distanza per ragioni ormai note; sabato 12, sul canale YouTube del Presidio, si attende in diretta Elena Bibolotti, autrice di “Io e il Minotauro”. L’evento, durante il quale interverrà Imma Bianco, assessore alle Politiche Sociali, sarà moderato da Valeria Zita.

Qual è, intanto, il contenuto di questo libro? Ve ne diamo un’idea attraverso la recensione di nocturno.it: «“È lui il tuo amante, tr**a, bo******** di psicanalisti”. Se il tuo uomo ti aggredisce con questo genere di epiteti qualche domanda dovresti farla. Non a lui, ma a te stessa. Però non è così facile se sei la vittima.

Elena Bibolotti, scrittrice e opinionista, costruisce dialoghi, atmosfere, personaggi che appaiono istantaneamente reali. Ed è brava a spostare sempre un po’ più in su l’asticella della risposta attesa. Ma, soprattutto, è brava a descrivere quello che gli altri non vedono: l’odio che Gimmi, il protagonista maschile del suo ultimo romanzo “Io e il Minotauro” (Giazira scritture), non cela neanche sotto le mentite spoglie dell’amore. Un vero, puro e maledetto uomo, marito e aguzzino che compensa con la violenza una tormentata debolezza interiore. Il dottor Jekyll e Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson di cui la moglie, Adele, conosce perfettamente le mosse che preludono alle botte. Come quando le cede il passo per poi infliggere un colpo secco al coccige. O le azzanna la testa, tanto da farle sentire il cranio scrocchiare sotto i suoi denti. Fino a drogarla di Roipnol per segregarla, violentarla e vomitarle addosso come in una latrina. Cose da non raccontare. Neanche all’amica più fidata. Una litania di cui devi osservare i riti: polsi bloccati, penetrazioni senza preliminari, erezioni che non battono l’ostinatezza dello sfintere.

Nello scorrere del racconto di una vita apparentemente normale di una coppia di brillanti professionisti, dei loro amici e colleghi, il lettore scopre infinite versioni della tortura. Come l’insalata a base di striscioline di tessuto in cui Gimmi riduce il caftano verde smeraldo della moglie per poi darglielo in pasto. Ma c’è sempre un’alternativa in un menu che si rispetti. Ed esiste un vocabolario abbondante per descrivere certa roba. Si dice dare, menare, picchiare, battere, corcare, bussare, bastonare, sfrantumare. Ed è “battere” il termine che piace più di tutti ad Adele. Perché è ambiguo, come questa specie di amore di cui lei si è ammalata».

UN ESTRATTO DEL ROMANZO

«Può capitare a chiunque di ammalarsi di questa specie di amore. Non è così strano. La situazione sfugge al nostro controllo senza che ce ne accorgiamo. Pensiamo di essere in possesso di ogni nostra facoltà, ci sentiamo sereni, razionali, ma non è vero, e si vede lontano un miglio che non è così, è come prendere il raccordo contromano e domandarsi come mai tutti abbiano sbagliato l'uscita. Lo vediamo nello specchio, nella tristezza del nostro sguardo, nella mancanza di entusiasmo che ci divora, nelle risate false, negli sguardi increduli degli amici, in quelli annoiati di chi ci ripete da anni la stessa cosa: lascialo. Invece, quella sera io lo seguii».

LEONARDO FLORIO

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