“La serva padrona” dell’Ensemble “Giovanni Maria Sabino”

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Paolo Valerio a dirigere l’ensemble e Pasquale Del Re nei panni di Vespone

Il 28 agosto 1733, al Teatro San Bartolomeo di Napoli, negli intervalli compresi tra i tre atti dell’opera seria "Il prigionier superbo", andò in scena per la prima volta "La serva padrona" composta da Giovanni Battista Pergolesi su libretto di Gennaro Antonio Federico: di lì a breve quest’opera sarebbe diventata l’intermezzo buffo più famoso della storia del teatro in musica. Anzi, sono in molti a sostenere che l’Opera buffa sia venuta al mondo proprio grazie al genio precursore di Pergolesi e alla sua “serva padrona”.

LA TRAMA

Uberto, svegliatosi da poco, è arrabbiato perché la serva Serpina tarda a potargli la tazza di cioccolata con cui è solito iniziare la giornata e perché il servo, Vespone, non gli ha ancora fatto la barba. Invia quindi il garzone alla ricerca di Serpina e questa si presenta dopo un po’ di tempo, affermando di essere stufa e pretendendo, pur essendo una serva, di essere rispettata e riverita come una vera signora. Uberto perde la pazienza e intima alla giovane di cambiare atteggiamento. Serpina, non troppo turbata, si lamenta a sua volta di ricevere solo rimbrotti nonostante le continue cure che offre al padrone e gli intima di zittirsi. Uberto va in collera e decide di prendere moglie per avere qualcuno che possa riuscire a contrastare la serva impertinente. Ordina perciò a Vespone di andare alla ricerca di una donna da maritare e chiede che gli vengano portati gli abiti ed il bastone per uscire. Per tutta risposta, Serpina gli intima di rimanere a casa perché ormai è tardi e gli dice che, se si azzarda ad uscire, lei lo chiuderà fuori. Inizia un vivace battibecco, che evidentemente è già avvenuto altre volte, in cui Serpina chiede al padrone di prenderla in moglie, ma Uberto rifiuta con risolutezza.

Il secondo intermezzo de “La serva padrona”, si apre con Serpina che ha appena convinto Vespone - con la promessa di farlo diventare secondo padrone -, ad aiutarla nel suo proposito di maritare Uberto. Vespone si è perciò travestito da Capitan Tempesta ed attende di entrare in scena, quando Serpina, cercando di attirare l’attenzione di Uberto, rivelerà a quest’ultimo di aver trovato marito e che si tratta di un soldato chiamato, per l’appunto, Capitan Tempesta. Uberto, pur dolorosamente colpito dalla notizia, cerca di dissimulare deridendo la serva ma si lascia sfuggire, alla fine del recitativo, che, nonostante tutto, nutre nei suoi confronti un certo affetto e che sentirà la sua mancanza. Serpina, rendendosi conto di essere vicina alla vittoria, dà la stoccata finale usando la carta della pietà, e gli chiede di non dimenticarsi di lei e di perdonarla se a volte è stata impertinente.

Terminata l’aria, Serpina chiede ad Uberto se vuole conoscere il suo sposo ed egli, a malincuore, accetta. Serpina esce fingendo di andare a chiamare il promesso sposo. Uberto rimasto solo si interroga e, pur rendendosi conto di essere innamorato di Serpina, sa che secondo i rigidi canoni dell’epoca è impensabile che un nobile possa prendere in moglie la propria serva. I suoi pensieri sono interrotti dall'arrivo di Serpina in compagnia di Vespone/Capitan Tempesta. Uberto è al tempo stesso incredulo e geloso. Il Capitano, che non parla per non farsi riconoscere, per bocca di Serpina intima ad Uberto di pagarle una dote di 4.000 scudi oppure il matrimonio non avverrà e sarà invece Uberto a doverla maritare. Di fronte alle proteste di quest'ultimo, il militare minaccia di ricorrere alle maniere forti, al ché Uberto cede e acconsente a prendere Serpina in moglie. Vespone rivela la sua vera identità ma il padrone, felice ormai di come siano andati i fatti, lo perdona. L'opera si conclude con la frase che è la chiave di volta di tutta la vicenda: “E di serva divenni io già padrona”.

L’8 AGOSTO A MASSERIA CAPECE

Nella serata dell’8 agosto, l’Ensemble barocco “Giovanni Maria Sabino” diretto da Paolo Valerio, invita i turesi a partecipare alla rappresentazione de “La serva padrona”: per l’occasione sarà presente anche un altro turese, ovvero Pasquale Del Re, pronto a calarsi nei panni di Vespone.

La scena si aprirà all’interno di Masseria Capece, una struttura presente nell’agro di Cisternino già dalla fine del ‘600, gli anni in cui la musica barocca tanto cara a Giovanni Maria Sabino andava sviluppandosi e, sempre più, conquistando l’Italia e l’Europa. Ascoltare dal vivo parte dei tantissimi elementi che compongono l’ensemble dedicato al formidabile musicista seicentesco turese sarà certamente un’occasione da non perdere: al termine della rappresentazione, come dulcis in fundo, è prevista anche una degustazione di prodotti tipici.

Per maggiori informazioni, i lettori possono visitare l’evento Facebook “Ensemble barocco Giovanni Maria Sabino presenta “La serva padrona” @ Masseria Capece”; la prenotazione è obbligatoria ed è da effettuarsi contattando i seguenti numeri: 340 061 33 79 (ensemble barocco) oppure 339 796 5654 (Masseria Capece). Si inizierà alle ore 21.00.