Come promesso, siamo alla breve seconda parte dell’analisi comportamentale, caratteriale e posturale dei consiglieri comunali non ‘postati’ nella prima.
GIANPIERO LUISI e TERESITA DE FLORIO: La nuova coppia a scoppio della politica turese. I reduci, i sopravvissuti della Polizia municipale. Pare che Teresita usi Gianpiero come fosse un comò per appoggiarsi nei momenti di stanchezza. Ne spèzze de zàppe! Senza l’impegno assessorile, la De Florio ha finalmente del tempo libero. La prima cosa che ha fatto? L’iscrizione a Facebook, dove finalmente si sente libera, altro che in Comune! E Luisi? Dopo aver fatto un gran ‘casino’ per prendersi la Polizia municipale, lascia tutto e se ne va. E dice che, visto il modo come il sindaco è arrivato al settimo rimpasto, avrebbe comunque rassegnato le dimissioni. Luisi sconvolgente. E i primi due li abbiamo sistemati.
PINO CARENZA. Delegato al canile municipale. Quando gli capita di andare al canile, si siede sul muretto e conta i cani rinchiusi ma, ogni volta che lo fa, il numero dei cani è sempre diverso. Aumentano: la moltiplicazione dei cani. Diminuiscono: la sottrazione dei cani. Questo perché, essendoci nel gruppo cani velocissimi, questi girano da dietro le colonne a velocità doppia rispetto agli altri e il grande Pino sanitario si confonde.
PIERO PALASCIANO: Capogruppo (fino a quando avranno il coraggio di dirgli che capogruppo sarà D’Addabbo). Poi resterà solo Capo-gruppo di se stesso. Capodimonte. Capo Rizzuto. E spesso non sta a Turi. I comuni mortali fanno la gita fuori porta per arrivare a San Vito, Piero invece va a stare dieci giorni a Cuba. Dichiara di essere sicuro che la De Florio rientrerà nella Giunta. Previsione errata. Intanto si prende un incazziatòne da Mimmo Leogrande. Ma non reagisce. E se ne va a Capo-chino.
MICHELE BOCCARDI: Da Portiere a Segretario a Dirigente della scuola nella quale Franco D’Addabbo dà il meglio di sé come Professore di politica fai da te. Per il resto continua a fare il consigliere regionale di minoranza. Una conferenza qui, un dibattito là, una presentazione qui, quo, qua. E’ diventato meno timido, i concetti trovano con più facilità la via di uscita. Peccato siano la maggior parte elementari.
TINA RESTA e MIMMO LEOGRANDE. Il lavoro ai fianchi dell’Amministrazione Gigante-lli comincia a dare i suoi frutti. D’ora in poi il lavoro sarà meno pesante e il percorso in discesa. Resta l’enigma di chi farà il candidato-sindaco. E poi in questi tre anni che percorso politico hanno fatto? Bisogna che chi li ha votati sappia da che parte stiano. Gli elettori come l’ultima ruota del carro.
NICOLA PERNIOLA. L’uomo dei silenzi fragorosi continua a non dire nulla di importante. Anzi, continua a non dire nulla. Possiamo rassicurare tutti: Perniola esiste e parla. Solo che in Sala consiliare si blocca. Sta per arrivare al primatista dei consiglieri più silenziosi: Franco Pasciolla, seguito da Chellina Zita. Al termine del penultimo Consiglio comunale sembra abbia sussurrato la frase: “Sciamanìnne”. Ci sorge più di un dubbio: chissà se alle prossime Comunali si presenterà, chissà se i turesi lo voteranno, chissà se…
PIERO RISPLENDENTE. Dopo tanto cercare e tanto sbagliare, ecco il coordinatore giusto al posto giusto per il Partito Democratico. Questo a dimostrazione che a volte basta poco: un po’ di buona volontà, un paio di scarpe nuove e il partito alza la testa. Ora ci si aspetta la ripresa dei consensi. Risplendente fa il suo dovere anche come consigliere di minoranza. Fanno colpo le sue frasi ad effetto preparate a tavolino con un pizzico di ironia mescolata a due gocce di sarcasmo. Mentre salgono le sue quotazioni di candidato-sindaco.
GIUSEPPE DE NOVELLIS. Silenzioso fino a quando è rimasto nella maggioranza. Risponde alle domande con sicurezza, decisione e cipiglio. Passato nelle fila della minoranza pone le domande che hanno fatto a lui agli esponenti della maggioranza con sicurezza, decisione e cipiglio. E così succede che voti a favore della variante e salvi la maggioranza. Subito dopo, pare che rivolto agli esponenti della minoranza abbia esclamato: “Uagnù, ne petìme scije, la scernète la sìme fàtte”. E tutto con sicurezza, decisione e cipiglio.
NATALINO VENTRELLA. Noi a Natalino gli vogliamo bene. Educato, gentile, rispettoso, fino a diventare ossequioso, zuccheroso, a volte dolciastro, dòlce de sèle. Ma si deve dare una regolata alla testa-ta del motore. Bisogna che si autoregoli il minimo. Va troppo accelerato. Entra e subito ne esce dal Consiglio comunale. Che senso ha per lui che è consigliere comunale non partecipare, non fare sentire la propria voce, non mettersi in luce, non confrontarsi con i suoi colleghi? Per andare a fare che cosa? A rifugiarsi su Facebook…
CLAUDIO E ANIELLO: QUELLI CHE... GLI OCCHI


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Commenti
A questo punto ti saluto cordialmente.
Trovo personalmente negativo l'approccio personalistico alla politica, in nome di una indipendenza che diventa arbitrio, laddove non si misura con il confronto con i militanti, con i circoli, con l'elettorato.
La militanza non è ossequiosa obbedienza ad un credo, ma un processo di crescita in cui l'individuo esercita il proprio pensiero in una comunità e sviluppa il proprio agire mediante il dialogo, l'apertura, lo scontro, anche.
Stare in un partito non significa servire una persona, un simbolo, ma agire con gli altri, per gli altri. La libertà si costruisce nelle regole, in un arco di valori condivisi.
Abbiamo bisogno di contenitori sani, aperti, che accolgano la sfida del cambiamento, dell'innovazione. Abbiamo bisogno di circoli, a destra e a sinistra, dai quali possa andare un giovane a bussare alla porta, per proporre, costruire, non feudi di conservazione.
Bisogna tornare a generare occasioni di crescita collettiva, non altari per la promozione degli individui.
Filippo Losacco
aderente Circolo Gramsci
tesserato Federazione della Sinistra
NON indipendente