Sabato 26 Maggio 2012
   
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MIMMO LEOGRANDE: SULLA CILIEGIA DOP, CONDIVIDO LA BATTAGLIA DI BIAGIO ELEFANTE

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Il consigliere di minoranza Mimmo Leogrande prosegue nella sua disamina  politica a tutto campo. Sul piano politico, egli esprime senza riserve le proprie scelte.

 

Lei come si schiera, in merito alla questione della ciliegia ferrovia?  E' favorevole alla Denominazione di Origine Protetta (DOP) o alla Identità Geografica Protetta (IGP)?


Io sono favorevole alla DOP, senza dubbio. La DOP consentirebbe davvero di caratterizzare in maniera forte questo nostro prodotto tipico. La nostra ciliegia ha bisogno davvero di essere protetta. Leggevo recentemente sulla Gazzetta del Mezzogiorno dell'esistenza di una grande preoccupazione. Hanno verificato, a Conversano, la presenza di un notevole quantitativo di ciliegie rimasto invenduto. E questo si verifica perchè i mercati internazionali esigono che la ciliegia debba possedere determinate caratteristiche e certificazioni di qualità del prodotto molto forti. Questo è un altro aspetto che desta in me forte preoccupazione e per il quale l'Amministrazione comunale dovrebbe preoccuparsi. Vedo, con rammarico, che non si muove nulla in questa direzione.


Cosa si aspetta dall'Amministrazione?

Non è possibile che una grande risorsa come quella della ciliegia sia abbandonata al suo destino. Non è possibile, nel 2009, che non vi sia una programmazione, un'organizzazione, operare in assenza di un pool di attori in cui l'Amministrazione comunale giochi un proprio ruolo di indirizzo. Mi riferisco al Sindaco ed all'Assessore all'agricoltura. Devono occuparsi della tutela di questa grossa risorsa che abbiamo a Turi. Non è immaginabile che la ciliegia venga abbandonata a sè stessa. I coltivatori diretti hanno anche necessità di comprendere che i tempi sono cambiati e che, per essere competitivi sui mercati, bisogna  avere a disposizione un prodotto valido , con determinate qualità, garantito, sostenuto e protetto.  Se questo tipo di azione non viene condotta , nel giro di pochi anni andremo incontro a grossi problemi sui mercati. Altri occuperanno gli spazi che noi lasceremo vuoti. E questo, non perchè il prodotto di altri sia migliore del nostro. Avranno, magari, utilizzato tutte quelle cautele e garanzie che consentiranno loro di avere un prodotto qualitativamente sostenuto. E' importante, dunque, che l'Amministrazione cominci a lavorare in questa direzione.

Dunque, lei si schiera al fianco di Biagio Elefante, nella sua battaglia a favore della DOP.

Condivido quella battaglia, anche se, in alcuni passaggi, Elefante, forse a causa del suo particolare temperamento e dei toni esagerati, fa perdere di vista la validità della sua proposta e dell'azione condotta. Ci sarebbe bisogno di confrontarsi in maniera serena. Tutti gli attori che sono interessati a questo progetto dovrebbero sedere intorno ad un tavolo. Lo ripeto: su questa vicenda non si può nè si deve scherzare. I nostri agricoltori devono capire che non è più possibile concentrarsi e soffermarsi solo ed esclusivamente sul lavoro manuale che bisogna dedicare alla coltivazione e cura delle ciliegie. Accanto a tutto questo, è necessario che vi sia una partecipazione ed un interessamento verso tutti i nuovi strumenti impiegati per sostenere un determinato prodotto. Tra questi, vi è senza dubbio la certificazione. Ce la chiedono i mercati esteri. Se non ci muoviamo per tempo in questa direzione, saremo tagliati fuori. E molti agricoltori trebbero subire serie ripercussioni.

Oggi, il Partito Democratico (PD) rappresenta una forza politica più spostata al centro che a sinistra. Sul piano delle scelte politiche, lei si sente affine al PD o ad un'altra forza di centro come l'Unione Democratica di Centro (UDC) di Casini?

Mi sento più vicino alle posizioni dell'UDC. Tuttavia, quando il PD nacque mi sembrò un grande partito. Aveva delle idee genuinamente riformiste. Mi incuriosì un poco. Mi interessai in maniera particolare all'orientamento ed al percorso compiuto dal PD. Poi, ho constatato che al suo interno domina ancora la logica del posizionamento, la logica della conquista del potere e delle poltrone. Logica non ancora superata con la costituzione di un grande partito. Hanno semplicemente assorbito altri partiti. Sono deluso dall'azione del leader del PD, Walter Veltroni, che, in un primo momento, vidi affrontare con coraggio una campagna elettorale. Provavo ammirazione per lui. Poi, mi è parso di assistere ad un appiattimento di Veltroni verso una situazione interna in cui convivono forze politiche eterogenee, ciascuna con l'intento di
far valere la propria posizione. Questo non è positivo.

Invece, l'UDC?

Guardo con estremo interesse al percorso che sta compiendo l'UDC. Per la verità, in questo nuovo panorama politico nel quale si procede a tappe forzate in direzione di un bipolarismo forte e quasi perfetto, guardo a Casini come ad un uomo politico dotato di grande coraggio. Sta rischiando moltissimo. Ha intuito che, sia nel Popolo della Libertà (PdL) che all'interno del PD, sono numerosi gli scontenti.

Perchè scontenti?


Per una serie di motivazioni. Anzitutto, nel PD coesistono forze politiche eterogenee, in alcuni casi incompatibili tra loro. C'è qualcuno che si sente più moderato e che aspira ad un approdo verso altri lidi. Anche all'interno del PdL esistono alcune situazioni che oggi non riescono ad emergere perchè il dissenso interno è occultato dalla gestione del potere. Tutto pare sopito. Anche nel PdL cova qualche malumore. Casini ha intuito l'esistenza questo stato di cose. Ed è in attesa del risultato della imminente competizione elettorale, soprattutto quella per il Parlamento europeo, per misurare la propria forza. Con queste aggregazioni politiche, gli spazi politici di manovra si sono ridotti, per molti. Qualcuno ha il desiderio di essere protagonista e non trova una propria collocazione. L'UDC potrebbe, rischiando parecchio, rappresentare una terza forza  centrista, in grado di coagulare il consenso moderato. E tra i tanti, vi è anche il sottoscritto.

 

 

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