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ANTONIO TATEO, esponente PDL
SI – SI – SI
“Voto convintamente tre SI, perché bisogna semplificare ulteriormente il quadro politico”.
PIETRO SALICE, Segretario PD
SI – SI – SI
“Confermo l’orientamento del partito, anche se sul piano personale ho perplessità. Questa chiamata referendaria finisce per pasticciare ulteriormente la legge. Tenuto conto però che il giudizio sulla necessità di varare una nuova legge è unanime. L’hanno definita tutti una porcata! Credo che il Parlamento dovrà lavorare molto per questo. Ci sarà prevedibilmente un’astensione larghissima, difficile che si arrivi al quorum”.
GIANFRANCO D’AUTILIA, Assessore.
ASTENSIONE – ASTENSIONE – SI
“Io accetto la scheda sul terzo quesito, ossia abrogazione delle candidature multiple. Per i restanti primi due quesiti mi astengo. Il mio sistema ideale sarebbe quello anglosassone, per questo non disdegno il sistema col premio di maggioranza, ma lo voterei a condizione che si ripristinasse il voto di preferenza. E’ giusto che si accorpi il premio, ma ripeto solo a quella condizione. E non siamo ancora pronti e maturi per un sistema alla anglosassone”.
TINA RESTA, Consigliera comunale.
ASTENSIONE
“Non ritengo che sia un referendum cosiddetto popolare, perché i quesiti non possiedono alcun requisito di popolarità. Sono a carattere tecnico politico, non sono di argomentazione sociale rilevante. Inoltre, questo referendum non raggiungerà il quorum, manca la conoscenza, non c’è stata informazione, tant’è vero che i video spot andati in onda sono stati veloci e hanno dato per scontato molti aspetti che il cittadino non conosce. Questo, a mio avviso è un atto di irresponsabilità. Quindi, aldilà della mia opinione sui contenuti, la mia analisi è di tipo sociale. I partiti stessi che si sono fatti promotori hanno fatto marcia indietro e, guarda caso adesso danno libertà di scelta, oppure si astengono. Queste sono strategie politiche di cui la gente è stufa. Il referendum sul piano sociale non ha alcuna rilevanza. Se ci si mette nei panni del cosiddetto popolo, dato che di referendum popolare parliamo, scopriremo che nessuno sa qual è la differenza tra lista e coalizione, tanto per fare un esempio. Tutto ciò si traduce in uno spreco inutile di soldi. Ci sono invece referendum su questioni sociali importanti, su diritti civili, ma il paradosso è che proprio su quei temi spesso non si indice un referendum e non si da la possibilità ai cittadini di scegliere”.
FERDINANDO REDAVID, Sinistra e Libertà
ASTENSIONE
“Seguiamo la linea della sinistra, perché questo referendum è stato fatto male. Da quello che si deduce, votare SI o NO non è garantista per la democrazia, perché la preferenza comunque non la si esprime. Va solo a vantaggio dei grandi partiti. L’espressione della preferenza va rivista, dopodiché si può discutere, cercando di fare in modo che ci sia democrazia. Io non so se sia bene ritornare al maggioritario, credo però che il sistema tedesco possa avvicinarsi a tutte le esigenze degli italiani e, sottolineo, non dei partiti. In ogni caso, alle europee se sommiamo i voti di tutti i partiti rimasti fuori, superiamo il 15%, mentre una grossa fetta di popolazione rischia di non avere una rappresentanza”.
SI – SI – SI
“Voto convintamente tre SI, perché bisogna semplificare ulteriormente il quadro politico”.
PIETRO SALICE, Segretario PD
SI – SI – SI
“Confermo l’orientamento del partito, anche se sul piano personale ho perplessità. Questa chiamata referendaria finisce per pasticciare ulteriormente la legge. Tenuto conto però che il giudizio sulla necessità di varare una nuova legge è unanime. L’hanno definita tutti una porcata! Credo che il Parlamento dovrà lavorare molto per questo. Ci sarà prevedibilmente un’astensione larghissima, difficile che si arrivi al quorum”.
GIANFRANCO D’AUTILIA, Assessore.
ASTENSIONE – ASTENSIONE – SI
“Io accetto la scheda sul terzo quesito, ossia abrogazione delle candidature multiple. Per i restanti primi due quesiti mi astengo. Il mio sistema ideale sarebbe quello anglosassone, per questo non disdegno il sistema col premio di maggioranza, ma lo voterei a condizione che si ripristinasse il voto di preferenza. E’ giusto che si accorpi il premio, ma ripeto solo a quella condizione. E non siamo ancora pronti e maturi per un sistema alla anglosassone”.
TINA RESTA, Consigliera comunale.
ASTENSIONE
“Non ritengo che sia un referendum cosiddetto popolare, perché i quesiti non possiedono alcun requisito di popolarità. Sono a carattere tecnico politico, non sono di argomentazione sociale rilevante. Inoltre, questo referendum non raggiungerà il quorum, manca la conoscenza, non c’è stata informazione, tant’è vero che i video spot andati in onda sono stati veloci e hanno dato per scontato molti aspetti che il cittadino non conosce. Questo, a mio avviso è un atto di irresponsabilità. Quindi, aldilà della mia opinione sui contenuti, la mia analisi è di tipo sociale. I partiti stessi che si sono fatti promotori hanno fatto marcia indietro e, guarda caso adesso danno libertà di scelta, oppure si astengono. Queste sono strategie politiche di cui la gente è stufa. Il referendum sul piano sociale non ha alcuna rilevanza. Se ci si mette nei panni del cosiddetto popolo, dato che di referendum popolare parliamo, scopriremo che nessuno sa qual è la differenza tra lista e coalizione, tanto per fare un esempio. Tutto ciò si traduce in uno spreco inutile di soldi. Ci sono invece referendum su questioni sociali importanti, su diritti civili, ma il paradosso è che proprio su quei temi spesso non si indice un referendum e non si da la possibilità ai cittadini di scegliere”.
FERDINANDO REDAVID, Sinistra e Libertà
ASTENSIONE
“Seguiamo la linea della sinistra, perché questo referendum è stato fatto male. Da quello che si deduce, votare SI o NO non è garantista per la democrazia, perché la preferenza comunque non la si esprime. Va solo a vantaggio dei grandi partiti. L’espressione della preferenza va rivista, dopodiché si può discutere, cercando di fare in modo che ci sia democrazia. Io non so se sia bene ritornare al maggioritario, credo però che il sistema tedesco possa avvicinarsi a tutte le esigenze degli italiani e, sottolineo, non dei partiti. In ogni caso, alle europee se sommiamo i voti di tutti i partiti rimasti fuori, superiamo il 15%, mentre una grossa fetta di popolazione rischia di non avere una rappresentanza”.
Stiamo contattando altri rappresentati e opinion leader.
Voi, intanto da che parte state?
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riduzione dell'indennità di carica al sindaco??? ma non... - Consiglio Comunale: il vi...
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