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Commenti
Inoltre avete delle persone fantastiche che pongono all'attenzione dei midia la mitica ciliegia ferrovia.
Grazie Natale Ventella per quello che fai.
Soldi, successo, bellezza, figli, moglie (marito), fortuna, auto, casa, simpatia è ciò che l'uomo più invidia. Qualità brillanti e superficiali che attirano l'attenzione dell'invidioso, il quale ha paura che gli altri, a causa delle loro doti o dei loro averi, siano applauditi, abbiano successo e se impongano nella società mentre lui resta nell'ombra. L’invidioso, non avendo scappatoie per far accettare agli altri il suo cancro, lo cova nel segreto. Esso sta nelle profondità di tenebra del cuore umano, quelle che apprestiamo alla conservazione del peggio di noi stessi, terreno di coltura di veleni che possono ucciderci ma che non ci decidiamo a smaltire o nemmeno riusciamo a riconoscere. Questa immagine è ben raffigurata da Giotto, in una delle sue opere. In essa si vede di profilo un individuo dalla cui bocca esce la serpe dell’invidia, la quale gli si rivolta contro mordendogli il viso e iniettandogli quello stesso siero mortale che voleva indirizzare ad altri.
Vergognoso a dichiararsi ma tenace nell'intento negativo, l'invidioso scalza l'amore per fare posto all'odio e alla calunnia. Qui persino il codice penale ha titolo d’intervento. La diffamazione, esternazione diretta dell'invidia, in diverse fattispecie è punita con la reclusione fino a quattro anni ovvero con una multa fino a duemila euro circa (595 c.p. e segg.). La legge umana però non la considera mostruosa quanta e più dell'omicidio, poiché peggio dell'uccisione del corpo è distruggere la pace dell'anima, vilipendere l'onesto, sfogare nella vigliaccheria della menzogna i più bassi istinti e godere nell'avvelenare l'esistenza di una famiglia, creando un ambiente di sospetto e di disistima. Egli accusa e giudica gli altri senza prove, ingrandisce i difetti e applica ai più piccoli sbagli la rimarcazione che si addice agli errori più clamorosi. Il suo linguaggio è pieno di fiele verso chiunque.
Anche la gelosia si accompagna spesso all'invidia. I Latini e i Greci, infatti, le confusero in un unico vocabolo ma tra le due patologie ci sono comunanze e distinzioni che occorrono chiarire.
Un medico francese del secolo XIX, tale Vitet, le raffronta in maniera eccellente: «L'invidia è una disposizione abituale a vedere con dolore gli altri godere dei beni e dei vantaggi che noi non possediamo, accompagnata dal desiderio continuo di vederli spogliati, per gioirne. La gelosia invece è il voler possedere noi soli, accompagnato da inquietudine e avversione più o meno violenta contro coloro che sospettiamo pretendenti al medesimo possesso, unito a continui sforzi per impedire loro di giungervi». In pratica siamo gelosi del nostro bene e invidioso dell'altrui.
Dalle parole di Gesù: «Gli occhi sono lo specchio dell'anima», sappiamo del fatto che dallo sguardo possiamo intuire i moti dell'animo.
La gravità di questo male è testimoniata da alcuni riferimenti biblici molto specifici.
Nell'episodio di Caino e Abele, dall'invidia nasce l'odio che sfocia nell'assassinio (Gn 4, 3-8) ed è ancora l’invidia che spinge i fratelli ad attentare alla vita di Giuseppe (Gn 37).
Nei Vangeli di Marco e Matteo, nel racconto della passione, si dice chiaramente che Gesù fu ucciso per l'invidia dei sacerdoti: «Pilato, sapeva benissimo che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia». (Mc 15, 10). L’assassinio più grave di tutta l'umanità ebbe dunque come movente l'invidia.
Il titolo di dott. (laureato) o Dott.(post-laurea, dottorato) non si regala a cuor leggero. Chi lo guadagna con sangue e sudore sa che non è a buon mercato. E' vero che la cultura non si acquisisce a scuola ma è anche vero che a scuola se ne pongano le basi e gli strumenti critici per acquisirla. Quei titoli certificano l'acquisizione degli strumenti intellettuali e critici adeguati e sono tutelati giuridicamente. Con questo non si vuole colpevolizzare Ventrella che giustamente non poteva correggere i conduttori del programma a meno di sembrare inopportuno ma rendere cosciente chi si è messo qui nei commenti a speculare con superficialità sui titoli accademici. E' giusto che si sappia che quando questi non sono comprati, sono cosa seria.
Ah!...secondo me davanti a certi argomenti non c'è bisogno di nascondersi dietro nomignoli inventati.
Nuccio Maurantonio
In ogni caso se volete leggere il suo cv:
http://www.natalinoventrella.com/index.php?option=com_content&view=article&id=46&Itemid=27
Ed in ogni caso vorrei precisare che non basta una giacca per fare il laureato e che non bastano attestati di partecipazione o equivalenti per avere una vera preparazione...