Scaldare un biberon? A Vieste un bar a chiesto 3 euro ad una turista romana per farlo. La notizia, ovviamente, ha fatto il giro del web.
Durante l’estate capita spesso che la cronaca locale sia punteggiata da episodi poco piacevoli ai danni dei turisti. Alcuni commercianti, fortunatamente non tutti, si approfittano del boom di visitatori e decidono di alzare i prezzi o di far pagare dei servizi che, in altri momenti dell’anno, non si sarebbero mai fatti pagare.
Ed è proprio quello che è successo a Vieste dove, davanti alla richiesta di scaldare un biberon, un barista ha risposto dando la disponibilità a fare ciò che il cliente chiedeva. Ma a fronte di un pagamento di 3 euro. Come spesso succede questa folle situazione ha fatto il giro del web ed è diventata virale. Vediamo di ricostruire allora i fatti.
Lo abbiamo già anticipato: in estate è facile leggere di turisti che si sono seduti a pranzo in un locale e sono andati via pagando conti da capogiro. Oppure lamentele di vacanzieri che postano sui social le foto di scontrini folli per un paio di caffé al bar. Il motivo per cui succede?
Perché alcuni commercianti e ristoratori, sicuramente con dei buoni motivi economici alle spalle, si approfittano dei turisti per cercare di guadagnare maggiormente. Lo sappiamo, la crisi c’è e l’esigenza di fatturare per tutti coloro che lavorano nel settore della ricettività è importante visti anche gli anni di Covid. Ma rivalersi sui poveri viaggiatori non è la cosa giusta da fare. Anzi: il rischio è che questi decidano di non tornare più o di fare cattiva pubblicità al locale.
Nonostante ogni anno succeda sempre la stessa cosa, alcuni ristoratori e commercianti sembrano non aver capito. E così leggiamo di 7 euro per un limoncino, 50 centesimi per aggiungere il ghiaccio in una bibita, un pagamento di 2 euro a Ostia per scaldare il biberon e, addirittura, di 3 euro a Vieste sempre per lo stesso servizio, richiesti a una turista romana.
A raccontarlo è l’associazione Giustitalia che si occupa di tutelare i consumatori e che, ogni anno, riceve moltissime storie come questa. Certo è che a lasciare ancora più sgomenti è che non ci si fermi davanti a nulla. Nemmeno davanti alla necessità di dar da mangiare a un neonato. Così un 38enne romana in vacanza in Puglia a Vieste, ha chiesto di scaldare il latte per il bambino e si è sentita rispondere che servivano 3 euro. Di necessità virtù e così la donna ha pagato non ricevendo nemmeno uno scontrino fiscale. Secondo Giustitalia, pur comprendendo le necessità di guadagno, questo comportamento è da considerarsi “una speculazione economica ai danni dei consumatori“.
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