Chat GPT è usato come sostegno emotivo da molte persone. Sono in tanti a scegliere l’AI al posto dello psicologo: ecco qual è il motivo e che cosa sta accadendo.
L’intelligenza artificiale continua a fare progressi ed è pronto per fare psicoterapia. È questa la novità sottolineata dalla rivista Nature la quale ha spiegato che l’AI potrebbe benissimo sostituire le sessioni di terapia e aiutare nella diagnosi dei pazienti e identificare marcatori quali autolesionismo, depressione e suicidio.
Quando si parla di salute mentale, il focus principale è rivolto al paziente e a come fornire la migliore assistenza possibile. Con la crescente domanda di psicoterapia, è sempre più difficile per i medici soddisfare le esigenze individuali dei loro pazienti e la crescente domanda di servizi di salute terapeutici. È proprio in questo contesto che entra in gioco Chat GPT, o terapia conversazionale basata sull’intelligenza artificiale per il trattamento psicologico generalizzato.
È visto, a quanto pare, un mezzo per aiutare i terapisti a fornire cure e terapie per la salute mentale più personalizzate ed efficaci. La cosa che spiazza è che sono già tante le persone che lo stanno usando anche solo per chiedere un consiglio sulla vita, in particolare sulla fine di una relazione. Ma davvero l’AI può essere usata come sostituto della psicoterapia?
Per capire come stanno davvero le cose con Chat GPT e la salute emotiva, il portale Wired si è rivolto agli esperti. In particolar modo ha intervistato lo psichiatra, psicoterapeuta e divulgatore Valerio Rosso il quale si è dimostrato aperto nei confronti dell’AI, ammettendo di averla già provata ed averla trovata efficace e affidabile.
Rosso ha spiegato che probabilmente molte persone preferiscono rivolgersi all’AI perché non si sentono giudicate e che ha il vantaggio di avere molto tempo a disposizione, a differenza delle classiche sessioni di terapia di un’ora. L’esperto ha spiegato che però non si sente minacciato dall’AI, anche perché i terapisti hanno al loro vantaggio la dimensione relazionale, e di come i terapisti in carne ed ossa sono più abili nell’elaborazione logica e associativa.
L’esperto ha spiegato che il molto tempo a disposizione dell’AI potrebbe spingere le persone a una dipendenza costante e incessante, cosa che un buon medico non fa. Questo perché l’obiettivo di uno psicologo è quello di rendere il paziente indipendente. Rosso ha infine ammesso che l’intelligenza artificiale potrebbe essere presto usata come supporto terapeutico, un mezzo a disposizione dello psicologo e non come suo sostituto.
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