Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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DOP O IGP? QUESTO, L"AMLETICO DILEMMA

DOP o IGP? Questo, l’amletico interrogativo risuonato in Aula consiliare, non più tardi di qualche sera fa, dinanzi ad una folta platea composta da un centinaio circa di agricoltori, una parte soltanto delle centinaia di proprietari terrieri più o meno grandi di questa comunità. L’assemblea cittadina era stata convocata dall’Assessore all’Agricoltura Giacomo Valentini, su sollecitazione dell’Assessore all’Agricoltura, Anna Paladino, e dei dirigenti l’ufficio agricoltura della Provincia. Entro il 9 dicembre il Comune di Turi deve decidere. La ciliegia, suo prodotto agricolo più importante e prestigioso nel mondo, deve essere annoverata come Denominazione di Origine Protetta (DOP)? Oppure come  Indicazione Geografica Protetta (IGP)? Del resto, circa 400 proprietari si sono uniti per dare vita alla DOP, qualche tempo fa. Li rappresenta, Biagio Elefante. Tutta la documentazione è stata da tempo inviata a Roma, presso il Ministero delle Politiche agricole. E da Roma, sembra abbiano fermato tutto, per qualche vizio procedurale la cui natura non sarebbe nota. La proposta di una DOP, peraltro, è il frutto di vere e proprie battaglie condotte dagli agricoltori.

 

L’ASSESSORE GIACOMO VALENTINI

 

Oggi, le autorità politiche nazionali e provinciali spingono per questa nuova strada, l’IGP. L’Assessore Valentini, in Aula, ha più volte ribadito il suo desiderio di non interferire nelle volontà dell’assemblea, quella sera. Insomma, il mondo agricolo decida liberamente e senza pressioni. A dire il vero, quella dell’Assessore è parsa una posizione a tratti pilatesca, in alcuni momenti disinteressata (ma non un amministratore?), in altri momenti a corto di dee e proposte che non fossero quelle divaricanti esistenti sul tavolo. E’ auspicabile che un’Amministrazione abbia proprie idee, proprie visioni, che sia in grado di recepire le istanze e trasmetterle ai livelli gerarchicamente superiori. Il ruolo svolto dall’Assessore è parso più notarile che politicamente rilevante. Insomma, decidete e fate presto. Qualunque sia la vostra decisione. Purché si decida e si comunichi l’esito della deliberazione a Bari, al più presto. E se si sceglie IGP, è meglio. Il Comune si limiterebbe ad una semplice presa d’atto. L’atmosfera che si respirava era tipica delle situazioni in cui dall’alto qualcuno spinge un veliero in una certa direzione. In questo caso, verso l’IGP.

 

DIFFERENZE TRA DOP E IGP

 

Ed i motivi sono emersi, pian piano, nel corso dell’assemblea e delle dichiarazioni rese al nostro taccuino da rappresentanti delle organizzazioni del mondo agricolo e proprietari terrieri. Cosa cambia, in rapporto a tale decisione? E perché, nel corso di quell’assemblea, a tratti infuocata, accanto a molti che intendono percorrere la strada IGP, numerosi sono stati gli agricoltori che hanno chiesto di difendere la DOP? La "Denominazione di Origine Protetta" fa riferimento ad un prodotto agricolo tipico di una determinata area geografica. La sua tipicità è legata esclusivamente alle caratteristiche climatiche e geografiche della zona. Ad esempio, la ciliegia “ferrovia” nasce con quelle caratteristiche solo ed esclusivamente in questo Comune. Se ci spostiamo nella vicina Sammichele, tanto per citare un esempio, la stessa varietà ha caratteristiche qualitative e quantitative differenti rispetto a quella turese. Insomma, un prodotto tipico, unico nel suo genere. Proviene da un’area geografica ben delimitata. Ne connota l’identità, anche culturale. Parliamo, infatti, di civiltà contadina, ma anche di economia locale. Parliamo di fattori economici, ma anche di capitale umano che costruisce la ricchezza di un territorio. La “Indicazione Geografica Protetta” (IGP), invece, non contiene il termine “Origine”. Ossia, non fa riferimento al prodotto tipico in quanto proveniente da un determinato luogo. Si parla più genericamente di area geografica. In questo caso, la “Ciliegia di terra di Bari”. Al suo interno, dovrebbe esservi quella di Turi accanto ad altre varietà forse meno nobili.

 

UNA PERDITA D’IDENTITA’?

 

Quindi, il problema è che la specificità turese si diluirebbe in quella della intera provincia. Il consumatore acquisterebbe la ciliegia di terra di Bari, non più quella di Turi. E quella ciliegia sarà di Andria, Alberobello, anche di Turi. E siccome la varietà turese è la più richiesta, c’è il rischio che a fregiarsi del marchio di qualità siano ciliegie di scarso valore. Gli agricoltori si sentono defraudati. Una sorta di alienazione produttiva ed economica li farebbe sentire non più protagonisti nel mercato in cui circola un prodotto della propria terra. Ma l’aspetto inquietante è un altro. La DOP prevede l’esistenza di un prodotto di quel territorio, ben riconosciuto in tutte le diverse fasi, dalla produzione alla trasformazione sino ad eventuali elaborazioni. Tutto si verifica in quel luogo. Nella IGP, invece, è sufficiente che anche una sola delle diverse fasi di lavorazione suddette si verifichi fuori zona perché quel prodotto faccia parte della IGP. Quindi, potrebbe accadere che la ciliegia “ferrovia” è prodotta, lavorata e trasformata a Turi, con manodopera turese. Poi, viene venduta ad Altamura come ciliegia di terra di Bari, per il solo fatto che una azienda altamurana si è introdotta nella filiera, con una propria impresa locale che produce imballaggi oppure barattoli per confetture di marmellata di ciliegie. Stiamo facendo degli esempi, ovvio. Tutto questo è il risultato pratico, concreto della globalizzazione.

 

UMORI IN AULA CONSILIARE…E FUORI

 

Il dott. Nigro, della Coldiretti provinciale, ha difeso l’IGP, asserendo che “per il marchio stanno chiudendo il discorso a Bruxelles. Siamo pronti per l’etichettatura e a Bruxelles vogliono sapere quale marchio apporre”. Il marchio “ciliegia di terra di Bari” sarebbe il più probabile. Restare fuori dalla IGP e intestardirsi per il marchio DOP, per Nigro, è miopia. Significa competere con i giganti della produzione. Come potrà la ciliegia di Turi reggere la gara economica nel confronto con le altre varietà di ciliegia disseminate sul territorio pugliese le quali, per giunta, si sono consorziate e faranno cartello unico? Questo, l’argomento più seducente a favore della IGP. “Il commerciante di ciliegie di Turi” - è ancora Nigro a parlare - “anche scegliendo la DOP sarà comunque costretto ad acquistare ciliegie di Poggiorsini ed a mescolare il proprio prodotto con quello di altri Comuni pur di vendere il proprio”. A contrapporsi a tale visione, sono gli antagonisti del sistema, a cominciare da Biagio Elefante e Giovanni Miccolis presente in assemblea e fortemente polemico. “Un’assemblea di ben 400 produttori cerasicoli ha sottoscritto la DOP turese. Abbiamo bisogno di sapere perché si è fermato l’iter procedurale della pratica. L’Assessore non può stasera venirci a dire che non ne conosce le motivazioni. La verità è che Turi non ha politici forti in grado di battere i pugni sul tavolo a Bari”. Così si esprimeva uno dei produttori. A margine dell’assemblea, quando gli abbiamo chiesto le reali motivazioni della battuta d’arresto subita dalla DOP, ci ha detto che molti produttori del nord barese, che non hanno ciliegie di qualità pregiata come quella turese, spingono in favore della IGP. Magari con l’appoggio determinante di politici regionali e nazionali. Insomma, lobby cerasicole? E’ questo che pensa il presidente della DOP ciliegia di Turi, Biagio Elefante, da noi ascoltato subito dopo essere scesi dal Municipio. Ci ha riferito che l’Assessore Valentini è egli stesso un dipendente della Provincia. Avrebbe uno stretto legame con i suoi dirigenti d’ufficio. Secondo Elefante, pur di compiacere ai suoi diretti superiori, l’Assessore starebbe lentamente indirizzando verso la IGP. L’IGP, secondo Elefante, sarebbe semplicemente un favore reso ad alcuni produttori della zona dei trulli, in accordo con grandi aziende del settore, come la Ferrero. Intanto, la decisione assunta è stata quella di dare vita ad un Comitato che si recherà a Roma nei prossimi giorni per chiedere al Ministro perché la pratica DOP ha subito una battuta d’arresto.

 

EVVIVA LA GLOBALIZZAZIONE

 

La vicenda non termina certo qui, come si può bene immaginare. Una cosa è certa. Esistono dei potentati legati alla industria della trasformazione dei prodotti agricoli che spingono verso la nascita di un unico mercato globale. In esso, un prodotto di qualità pregiata varrà quanto uno di qualità scadente. Un mercato nel quale l’identità dei singoli territori varrà quanto il due di briscola. Insomma, una agricoltura uguale a sé stessa in ogni parte del pianeta. Con buona pace della storia, della cultura e della identità dei singoli territori. Qualcuno sta pensando cosa proporre a tutti i consumatori della Terra. Qualcuno intende stabilire cosa dobbiamo mangiare e a quali prezzi. Significherà, forse, ridurre le potenzialità economiche di singoli territori, sacrificandoli in favore della globalizzazione. Significherà ridurre le coltivazioni tipiche dei singoli paesi. Tradire la propria stessa identità.

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