
26 aprile 1986 - 26 aprile 2011: sono passati 25 anni dal disastro nucleare di Chernobyl che per 10 giorni consecutivi ha rilasciato una nube radioattiva che ha interessato le popolazioni di Bielorussia, Russia e Ucraiana. Alle 01:23 gli operatori della sala di controllo del reattore numero 4 commisero un pasticcio in un test di routine di sicurezza, causando un’esplosione e un incendio che continuò per 10 giorni. Il fallout radioattivo si sviluppò su decine di migliaia di chilometri quadrati, coinvolgendo più di un quarto di milione di persone. Resta il peggior disastro nucleare del mondo fino ad oggi. Una tragedia di grandissime dimensioni che ancora oggi, a distanza di venticinque anni, continua a essere drammatica per i suoi effetti devastanti. Basti pensare che il 20% del territorio agricolo e il 23% delle foreste della Bielorussia sono state contaminate a causa della ricaduta al suolo dei radiosotopi radioattivi, contaminando così la catena alimentare.
La paura nei confronti delle conseguenze dell’esplosione russa si diffuse però in tutta l’Europa e anche in Italia dove la popolazione viveva uno stato di angoscia soprattutto legata all’alimentazione. Diversi sono i ricordi di chi, qui a Turi, ha memoria delle settimane che seguirono il disastro della centrale. “Si temeva per le piogge radioattive, che contaminassero le nostre terre e di conseguenza anche i suoi frutti. Grande paura si avvertì anche nel consumo di prodotti di origine animale poiché questi, pascolando, potevano produrre carni o latte anch’essi nocivi per la nostra salute”- ci raccontano alcuni concittadini.
Se da allora sono trascorsi 25 anni e nel nostro territorio l’esplosione di Chernobyl resta solo un ricordo, ancora oggi, 7 milioni di persone, vivono nelle zone più contaminate in Bielorussia, Russia e Ucraina, e sono costrette tutti i giorni a nutrirsi con cibo fortemente radioattivo. Il rischio per le popolazioni residenti continua a essere molto elevato: i tumori tiroidei in primo luogo, ma anche numerose altre patologie risultano essere in continuo aumento. I bambini sono i soggetti che soffrono di più di questa situazione proprio perché, in fase di crescita, tendono ad assorbire maggiormente radionuclidi quali il Cesio 137 e lo Stronzio 90.
Tutt'ora la centrale è coperta da un sarcofago, costruito a partire da metà giugno 1986 e finito 206 giorni dopo. Novantamila furono i lavoratori coinvolti in questa impresa. Al suo interno si trova ancora oggi il 95% del materiale radioattivo presente al momento dell’incidente. Ma dal sarcofago fuoriescono polveri radioattive in quanto è ricoperto di buchi e crepe che necessiterebbero di ulteriore manutenzione. Ma dopo Chernobyl, un’altra tensione preoccupa le popolazioni asiatiche ed europee: Fukushima.
(fonte: Legambiente)
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