
Vito Donato Valentini fa un po’ di storia. Contatta la nostra redazione e precisa di essere stato sindaco a Turi dal 1963 al ’67, nonché rieletto nella tornata successiva al primo quinquennio (dal ’67 al 1970), incrementando il pacchetto voti della DC (Democrazia Cristiana) da 2600 voti nel ’63 a 3172 nel ’67. Quindi, il mandato si interrompe nel ’70 poiché Valentini deve trasferirsi in via Spalato a Bari dopo essere stato eletto alle provinciali con il 61,06%.
Dalle precisazioni si passa così alle riflessioni sullo stato di salute della sanità pugliese. Ma anche sugli scandali locali: quanti milioni spesi per l’ospedale a Turi, costruito nel vuoto e sopra il vuoto, per abbattere il quale oggi spenderemo fior di quattrini.
“Hanno mai chiesto finanziamenti alla regione per il completamento dell’ospedale?” – si interroga oggi Valentini che, con la mente, sfoglia l’album dei ricordi e ammette: “La sanità è saltata in aria quando è arrivato il senatore Tedesco. Con l’arrivo suo, di Vendola, con la Cosentino direttrice… hanno fatto un’unica USL per la provincia di Bari e questo è il risultato!”
Valentini, che all’epoca, Prima Repubblica, si posizionava tra i democristiani morotei di centrosinistra, vicini quindi a Moro che conosceva benissimo, e distanti dal doroteismo e dal rigore andreottiano, ricorda un sistema sanitario migliore di questo. All’epoca – spiega, negli ’80, “le USL (Unità Sanitarie Locali) erano più piccole e più facili da gestire e da controllare. In Provincia di Bari ce n’erano ben otto. Allora era compito della provincia fare le USL. Io, in qualità di assessore provinciale alla sanità, le ho fatte e sono stato presidente della USL BA 18 nel 1984. Ricordo di aver chiuso il bilancio con ben 900 milioni di lire di avanzo. Non c’erano debiti.”
I DEBITI NELLA SANITÀ - Secondo alcuni recenti dati diffusi da Il Sole 24 ore l’indebitamento di Asl e ospedali nel 2008 ha toccato quota 50 miliardi di euro, quasi la metà dei fondi destinati ogni anno alla tutela della salute pubblica. Nel 2009 ha superato il record, che continua a salire e che dovrà arrestarsi a seguito di tagli e piani di riordino ospedalieri.
La vera piaga è il debito verso i fornitori che nel 2008 ammontava a 30,7 miliardi di euro (il 65% su debito totale). Il debito verso fornitori è troppo spesso al centro di scandali come è accaduto di recente in Puglia: vedi il sistema Tarantini & C. con appalti truccati per protesi sanitarie e forniture Asl.
Ma anche accordi per favorire alcune aziende fornitrici in cambio di tangenti. Nel febbraio scorso i finanzieri arrestarono Vito Caiati, 63 anni di Bari, ex direttore amministrativo del presidio ospedaliero di Altamura e Putignano e Michele Dibattista, 59 anni di Gravina, responsabile dell’Ufficio Economato dello stesso presidio ospedaliero. Secondo le indagini della Procura gonfiavano i prezzi di articoli ospedalieri fino al 1200%. Il sistema è sempre lo stesso: tangenti sulle forniture Asl. Si potrebbero citare tanti altri casi.
Nel 2008, Lazio e Campania erano al top strozzate da 8,9 e 6,8 miliardi di debiti: in queste due regioni ogni cittadino è in rosso per 1.589 e 1.178 euro, con una media nazionale comunque ragguardevole che vale 796 euro a testa per ogni italiano.
Nel 2009 in Puglia, il debito ha superato il miliardo di euro con un disavanzo annuale in quell’anno di 282 milioni - periodo di massima esposizione mediatica per lo scandalo politico sugli appalti più trasversale della storia pugliese. Cifre che hanno costretto i governatori ad adottare misure straordinarie, ovviamente a danno dei milioni di pazienti e contribuenti, dopo che un piccolo stormo di avvoltoi si è avventato sul cadavere del sistema sanitario nazionale.
Uno dei tanti campanelli d’allarme in Puglia è stato suonato nel 2007, quando Confindustria strigliò la giunta regionale: il debito all’epoca era di 622 milioni di euro e cresceva in maniera spropositata. Debiti verso fornitori non contabilizzati, poiché rientranti nelle spese di gestione delle Asl.
E pensare che un articolo pubblicato anni fa su LaVoce.info annoverava la Puglia tra il gruppo di regioni virtuose nel periodo 2003-05. Il sistema pugliese contava solo sulla capacità di controllo della spesa, senza ricorrere all’imposizione fiscale, riuscendo solo in apparenza a contenere il deficit su bassi livelli. In apparenza, perché come dimostreranno le successive indagini, il debito era perlopiù sommerso.
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