Raffaele Leogrande tra… alti e bassi

Leogrande omaggia la 'Madonnina' di Cala Incina

Il turese classe 2000, membro dei “5&9”, racconta la sua passione per la mountain bike e le sue prime esperienze subacquee, alla scoperta di relitti e leggende

“Mens sana in corpore sano” – questa proverbiale espressione, formulata secoli fa, condensa in maniera immediata ed efficace due aspetti estremamente rilevanti: corpo e mente, al di là di ogni dualismo cartesiano, sono strettamente interconnessi; il benessere globale dell’individuo, quindi, dipende dal costante allenamento fisico e dalla cura della psiche.

Raffaele Leogrande

Le due cose, come detto poc’anzi, sono legate più di quanto si sia creduto per secoli in ambito scientifico e filosofico, tant’è che una buona condizione fisica influenza in maniera significativa lo stato di salute della propria mente.

Prendiamo ad esempio il caso del ciclismo, sia esso su strada oppure in percorsi sterrati da intraprendere in sella ad una ben più solida mountain bike; queste discipline, contrariamente a quanto si possa dedurre da un’osservazione superficiale, mettono in moto diversi muscoli del corpo: non solo gambe e glutei, ma anche addominali e braccia sono costantemente sollecitati. Non è esente, inoltre, il cuore: tenersi in allenamento sui pedali equivale a migliorare la circolazione sanguigna e quindi a scongiurare alcuni disturbi cardiovascolari. Al di là delle possibilità intrinsecamente offerte da questo sport, bisogna considerare il contesto; non va, infatti, sottovalutato l’impatto positivo del contatto con la natura: fare sport all’aria aperta migliora l’umore e riconcilia lo spirito con il mondo, permettendoci di dimenticare lo stress quotidiano, le preoccupazioni, la fatica e la routine.

Il ciclismo, inoltre, specie nel caso della mountain bike permette di scoprire nuovi luoghi, bellezze sconosciute, paesaggi unici ed inesplorati del nostro territorio; a tal proposito, più volte su queste colonne abbiamo approfondito il tema “piste ciclabili”, sia dal punto di vista urbano che, soprattutto, extraurbano: al di là del centro abitato, infatti, si estendono chilometri di campagne, siti archeologici, zone paesaggistiche, grotte, lame ecc. che, se collegate tra di loro, offrirebbero a turisti ed autoctoni importanti chances di svago gratuito e turismo eco-sostenibile. In tal senso, ne guadagnerebbero anche imprenditori del settore ricettivo, i quali su questi percorsi potrebbero investire e dar lavoro. Tutto ciò, però, sembra ancora parecchio distante dal realizzarsi concretamente, se non altro perché a Turi, condizionati dalla nostra stessa esperienza, alcuni – anche tra i cittadini - credono che attivare una pista ciclabile significhi dipingere una striscia colorata sull’asfalto, senza capo né coda. A questo scenario sconfortante vogliamo adesso contrapporre l’esperienza e le fotografie di Raffaele Leogrande, turese classe 2000, membro dello storico gruppo “5&9”.

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Al lavoro da idraulico, Raffaele alterna momenti per se stesso e per la sua bicicletta, “una passione nata tanto tempo fa, alla vista di una bici d’epoca a cui poi mi sono affezionato parecchio” – spiega. Come abbiamo già potuto riportare poc’anzi, il nostro giovane concittadino consiglierebbe a tutti di avvicinarsi a questo sport: “Si ha la possibilità di conoscere molta gente, di misurarsi con sé stessi e di visitare posti sconosciuti”. Emblematico a tal proposito il Trofeo dei Parchi Naturali, il quale in questo 2020 si sarebbe dovuto articolare in 9 tappe: “Granfondo Parco del Selle” (Contursi Terme), “Marathon del Salento” (Ugento), “Trinacria Race” (Letojanni), “Aspromarathon” (Reggio Calabria), “Marathon degli Aragonesi” (Frascineto), “Pollino Marathon” (Terranova di Pollino), “Sila Epic” (Spezzano della Sila e Camigliatello), “Marathon Lago di Fondi M. Ausoni” (Fondi) e per concludere la “Marathon Eremita Marzano” di Colliano.

In passato il nostro Raffaele ha preso parte alla seconda tappa del Trofeo dei Parchi Naturali, ovvero la “Marathon del Salento”, quest’anno annullata a causa del Covid-19; la sfida, organizzata dall’A.S.D. MTB Casarano, prevede la possibilità di cimentarsi in due percorsi: uno lungo da 72 chilometri e con un dislivello di circa 900 metri ed uno più breve da 43 chilometri con un dislivello da 500 metri circa. Nel primo caso si parte dalla pista del Kartodromo Internazionale Pista Salentina. Dopo la partenza molto veloce, per via di un rettilineo asfaltato, si arriva ad una salita mista asfalto/sterrato di media difficoltà. Il percorso è molto scorrevole e a tratti veloce per quanto riguarda la prima parte. Nella seconda metà si sviluppa il single track tecnico della Masseria Tonda per poi collegarsi alle Cave e infine arrivare nell’affascinante zona denominata Fani. Negli ultimi 20 chilometri, invece, i concorrenti sono attesi dal dislivello di cui sopra, dovendo difatti affrontare la Salita Bianca e la Salita di Rottacapozza. Invitiamo dunque i nostri lettori a visitare il sito della “Marathon del Salento” per saperne di più.

… IN FONDO AL MAR

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Oltre la professione da idraulico e la passione per le lunghe pedalate, Raffaele Leogrande ha deciso da alcune settimane di cimentarsi in una nuova sfida: le immersioni subacquee. “E’ il mio sogno nel cassetto.” – puntualizza mentre ci mostra alcune foto delle sue “abissali esplorazioni” condotte assieme agli istruttori de “La scuola del mare” di Monopoli. Entrando nel merito, il nostro concittadino ha scandagliato i fondali marini di Polignano, Torre Canne e Leuca, nuotando anche oltre i 20 metri di profondità; in queste circostanze, ossigeno alla bocca, Leogrande ha potuto osservare da vicino il “relitto di Torre Vado”, lo “scoglio dell’eremita”, la “madonnina” di Cala Incina, il relitto Gulten Islamoglu, nonché diverse specie animali e vegetali che abitano il mondo di Poseidone e che stando nei pressi della riva non possiamo normalmente ammirare. Consiglieresti a tutti di praticare questo tipo di attività? “Certamente. È un’occasione fantastica per conoscere ciò che si nasconde sott’acqua. E poi le escursioni notturne sono davvero suggestive”.

IL RELITTO DI TORRE VADO

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Torre Vado è una marina di 83 abitanti appartenente al comune di Morciano di Leuca in provincia di Lecce. Dinanzi alla sua costa, il 28 giugno del 2007, alle ore 21:30, affondava la nave turca “Tevfik Kaptan 1”. La nave cargo lunga 80 metri, battente bandiera turca, era partita dal porto di Ortona (Chieti) ed era diretta in Algeria, con un carico di 1.000 tonnellate di filo di ferro in matasse. Cosa è accaduto? A meno di un miglio dalla costa di Torre Vado, la motonave si inclina di circa 40 gradi a causa dello spostamento del carico, forse per via del mare mosso. Il personale di bordo non riesce a riequilibrare la nave che, alle ore 16:00, inizia ad imbarcare acqua. La nave affonderà dopo poche ore, alle 21.30, adagiandosi, in assetto di navigazione, su un fondale di circa 20 metri. Le procedure di emergenza sono state immediatamente attivate: “La motonave affondata – si legge in rete – con il suo carico di combustibile e olii lubrificanti rappresentava un serio pericolo sia dal punto di vista ambientale che economico anche in considerazione del possibile impatto di un eventuale sversamento di prodotto sulle attività turistico-balneari salentine. […] Le operazioni di allibo si sono concluse il 6 luglio ed hanno consentito il recupero della totalità dei prodotti presenti a bordo: 19.000 litri di gasolio dal serbatoio di prua, 6 tonnellate di diesel, 547 kg di olio dal locale macchine, 125 litri di gasolio per alimentazione dal gruppo elettrogeno nel gavone di prua, 60 litri di olio idraulico e diverse taniche di vernici, diluenti, olio esausto, liquido detergente e batterie esauste”.

LO SCOGLIO DELL’EREMITA

Siamo a Polignano a Mare: a poca distanza dalla terra ferma, da Largo Ardito, si scorge maestoso e solitario l'Isolotto di San Paolo o Scoglio dell'Eremita. Questa formazione rocciosa che emerge dall'acqua per circa trenta metri d'altezza, deve il suo nome all'antica leggenda che racconta di un misterioso personaggio, vissuto forse mille anni fa, il quale scelse proprio questo scoglio per condurre una vita solitaria e contemplativa. “C'è chi data questa storia nell'undicesimo secolo, quando un uomo misterioso, forse di ritorno dalla Terra Santa, decise di stabilirsi sull'isola. C'è chi identifica l'uomo in un monaco basiliano in fuga dall'Oriente ai tempi di Leone III Isaurico: il che daterebbe la storia nel 700 dopo cristo. Quest’ultima ipotesi che darebbe ragione alla costruzione della cappella di S. Antonio Abate (anch'esso eremita) da parte di pescatori del luogo nel 1612, i quali ritenevano lo scoglio un luogo di rispetto e di culto: una cappella dedicata a un eremita sul suolo dove visse un eremita. Purtroppo, la cappella divenne lazzaretto nel 1837 a causa di una epidemia di colera che colpì la zona ed in seguito venne distrutta per motivi igienici” – si legge sul web.

LA MADONNINA DI CALA INCINA

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Posta al confine tra i territori di Monopoli e Polignano a Mare, la caletta di Torre Incina è una vera e propria piscina naturale a cielo aperto, e perciò meta della maggior parte delle scuole sub della zona. Caratteristica che la rende nota ai più, è la presenza di una statua bronzea di una madonnina, posizionata da un gruppo di subacquei di Bari negli anni ’80 all’interno di una grotta a circa 14 metri di profondità; in posizione eretta e con le braccia aperte, sembra accogliere i pellegrini subacquei che tradizionalmente donano un rosario e nel mese di dicembre effettuano vere e proprie processioni subacquee, posizionandovi anche un presepe nel periodo Natalizio. La statua è stata spesso anche scenario di suggestive promesse nuziali subacquee celebrate con sacerdote, sposi e testimoni, tutti rigorosamente con muta e bombole.

IL RELITTO GULTEN ISLAMOGLU

Chiamato anche “il relitto di Torre Canne”, la nave Gulten Islamoglu, battente bandiera turca, giace a -39 m su un fondale sabbioso circa 2 miglia marine al largo del porto di Torre Canne. Affondato nel 1994 a causa di condizioni meteo avverse, lo troviamo oggi in buono stato di conservazione, in perfetto assetto di navigazione, con la sua stazza lorda di 499 tonnellate e 57 metri di lunghezza. “Il relitto è ormai tana di numerose specie di pesci; in particolare – si legge dal sito de “La scuola del mare” di Monopoli – è possibile vedere la cernia (Epinephelus Guaza), bellissime nuvole di Saraghi (Diplodus vulgaris), mentre gran parte delle lamiere sono colonizzate da ostriche (Ostrea lurida). Raggiunto il punto di immersione con il gommone, inizia una discesa nel blu lungo la cima, fino a raggiungere quota 17 metri dove è possibile iniziare a vedere il pennone; continuando la discesa e andando verso la poppa possiamo arrivare fino a quota -39 m per vedere e o fotografare elica e timone”.

LEONARDO FLORIO